Solvitur ambulanda
N.B.: Il presente blog non costituisce testata giornalistica, né ha carattere periodico, essendo aggiornato in base a come pare a me. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale, ai sensi della Legge n. 62 del 7-03-2001.

Powered By Blogger

lunedì 28 marzo 2011

Vecchio Continente o continente di vecchi?



Il destino dell’Europa sarà quello di non capire più le novità della Storia?


Siamo vecchi, il nostro è un mondo popolato e governato sempre di più da terze età, e sempre meno da gioventù. A volte questo elemento diviene talmente dominante da far invecchiare precocemente le menti di chi ancora ha trent’anni, ma forse anche venti. Le idee avvizziscono e scompaiono nel guscio di un’esistenza fin troppo facile; il desiderio di mettersi in gioco e rischiare qualche cosa in nome di un’ambizione sana si lascia inghiottire subdolamente dalla comodità di ciò che troviamo già pronto in tavola; la voglia di impresa lascia il posto alla maleducazione di pretendere un posticino riservato dentro la società che ci partorisce già incancreniti negli agi. Essere vecchi ha perciò due significati: il primo è quello biologico, il secondo è quello antropologico.

La Storia, quella con la “s” maiuscola, ha un impareggiabile senso dell’ironia. L’errore europeo è quello di cercare di catalogare ciò che accade nel mondo arabo come un qualche cosa di “già avvenuto”, la riproposizione di vicende già viste e riviste. È un errore in cui cadono gli allocchi, oppure un errore di chi non riesce a capire la lingua del proprio interlocutore. O, ancora, un errore dei nostalgici, di chi perciò si è rassegnato al fatto di aver già dato tutto ciò che poteva. Ebbene sì, perché la Storia oggi si sposta, crea i propri artifici al di fuori del luogo privilegiato in cui fino a oggi ha operato, fuori dall’Occidente. Essa parla una lingua che da sempre, volenti o nolenti, ci è estranea. Perché, mentre essa è poliglotta e comunica in tutte le lingue del mondo, privilegiandone a volte una, a volte l’altra, noi siamo vecchietti intrisi del nostro povero e scarno dialetto, vecchi che utilizzano parole obsolete per spiegare cose che con questo dialetto nulla hanno a che fare. Siamo stranieri nei confronti del movimento del mondo, extracomunitari della Storia, e le conseguenze potrebbero essere imprevedibili, molto difficili da accettare.

Ora, la domanda che più volte nel corso della storia ha dato vita a idee nuove, oggi ci suona estranea e fastidiosa: “che fare?”. Ci suona fastidiosa perché non possiamo fare proprio nulla di fronte al voltafaccia della Storia, col nostro confrontare il Muro di Berlino (quando già esistevano le idee e le energie per superare quella terribile fase, in quanto tutti eravamo giovani, forti e belli) con l’ondata araba di cui oggi siamo incompetenti spettatori. Il “che fare?” è un puro gioco di vizio per noi, giacché propriamente non abbiamo la più pallida idea di che cosa debba essere fatto, e anzi: non possiamo farci proprio nulla perché quella vicenda noi non la capiamo. E non la capiamo perché siamo vecchi satiri senza idee, abbarbicati nelle nostre roccaforti antiche di secoli delle quali non possiamo più neanche spalancare le porte visto che ne abbiamo perduto le chiavi.

La Storia, si sa, bussa alla porta dei popoli senza presentarsi, e oggi ha volto il suo sguardo lontano (ma non troppo) da noi, forse stufa della nostra incapacità di agire, di reinventarci nuovamente. Essa avrà il suo corso, che sarà sanguinario e virulento, come sempre, e che creerà condizioni di fronte alle quali saremo impreparati, da bamboccioni viziati quali siamo. Sarà il fondamentalismo a farla da padrone? Oppure si instaurerà un qualche cosa che possa appianare quel campo di battaglia e renderlo fertile di civiltà in breve tempo? Queste domande sono senza senso, visto che a porle è un vecchietto europeo che non riesce a uscire dai propri stupidi confini, un po’ per pigrizia, un po’ per impossibilità. Fatto sta che potremmo essere definitivamente usciti dall’occhio del ciclone, condannati a rimanere spettatori infermi per molto molto tempo, e questo spaventa ancora più di una guerra, ancora più di un popolo che rovescia un despota, sia esso in turbante, o in cravatta e vestito. Poco importa, perché la storia corre sempre nuda, e ancor più, mette chiunque a nudo.

E noi, al contrario di altri che oggi mostrano grande vigore e nessun timore, ci vergogniamo del nostro corpo decrepito e malandato, mostrando persino la paura di una nuova idea, il timore di fronte alla marea della gioventù, il terrore di perdere la nostra povera mediocrità.

Nessun commento:

Posta un commento