Solvitur ambulanda
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venerdì 1 giugno 2012

Leggere quello che ha scritto un abitante del comune di Cento (FE) forse può aiutare il morale a terra a causa del terremoto a risollevarsi un po'.

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EMILIA

Emilia è nel boato sordo nella notte, quello che precede di un istante il terremoto e sveglia anche chi ha il sonno pesante.
Emilia è nel sangue degli operai che, nel tentativo di portare a casa “due lire”, se ne sono andati via. Per sempre.
Emilia è nella tenacia di chi resta. Frustrato e spossato, ma resta.
Emilia è nei morti, nei feriti, negli sfollati, nei disoccupati e nelle occhiaie di chi continua a timbrare il cartellino nonostante le notti insonni, alla costante ricerca di un ritorno alla normalità.
Emilia è nelle lacrime di quelli che hanno perso la casa e/o il lavoro, ma ne hanno anche per commemorare GIOVANNI FALCONE e MELISSA BASSI.
Emilia è nella riconoscenza della vecchietta che si affaccia alla finestra per applaudire un gruppo di volontari armati di guanti e pale e, quando i giovani le rispondono che purtroppo non è stato consentito loro di fare molto, comunque li apostrofa come eroi.
Emilia è nell’orgoglio di chi si rifiuta di far finta di niente e di volger lo sguardo dall’altra parte.
Emilia è nel salame spartito con gli sfollati del campo sportivo.
Emilia è nelle strette di mano, nei calici di Lambrusco e nelle bestemmie ed imprecazioni dei vecchi che continuano a darsi appuntamento al bar, per una partita a carte.
Emilia è nella vetreria che non c’è (più), eppure c’è.
Emilia è nell’altruismo del vicino di casa che ci viene a cercare se non ci vede in strada, dopo la scossa.
Emilia è nella consapevolezza di essere fortunati, nella sfortuna.
Emilia è nella pazienza del giovane che ha sempre tre minuti per fermarsi ad ascoltare l’anziano che magari non ha niente da dire, ma quel niente è tutto quel che gli è rimasto.
Emilia è nel suono di una chitarra e nel profumo di un piatto di fumanti tortellini, nei SOCMEL e negli SCULASON.
Emilia è nella voce rotta dall’emozione dell’amico che ti dice che andrà tutto bene, anche se nemmeno lui sa più a che santo votarsi.
Emilia è nelle immagini che passano in rapida sequenza nella testa mentre fissiamo le pareti della tenda o il finestrino della macchina in cui dormiamo e fuori è buio ma noi, di dormire, non ne vogliamo sapere.
Emilia è nel cuore di chi sa che non c’è niente da ridere, ma trova sempre il modo di strappare un sorriso.
Emilia è nell’ironia di chi si gioca un caffè su epicentro, magnitudo e profondità di ogni singolo evento sismico, perché adesso siamo anche tutti un po’ geologi.
Emilia è nella fantasia con la quale ciascuno di noi ha almeno una teoria sulle cause di questa anomala serie di terremoti: gli esperimenti degli americani, le perforazioni esplorative di Rivara, gli ufo, lo spread, colpa d’Alfredo, il gol di Muntari.
Emilia è nel sisma che apre un nuovo squarcio nel muro e ci violenta l’anima, nel momento stesso in cui iniziamo a pensare che il peggio è ormai alle spalle.
Emilia è nell’angoscia che ci prende quando non riusciamo a metterci in contatto coi nostri cari.
Emilia è nel buonsenso col quale ci tratteniamo dal comporre tutti i numeri della rubrica ad ogni “onda”, per non intasare le linee telefoniche e, così facendo, ostacolare i soccorsi.
Emilia è nella testa di chi pensa che un abbraccio vale più di un iPhone e che c’è vita anche senza SUV.
Emilia è nelle cantonate geografiche di alcuni giornalisti: Bondano, Poggio Recanatico, Finale Emiliana, Poggio Rustico, Sant’Agnese e così via…
Emilia è nella denuncia di qualsiasi tentativo di abuso e tentativo di lucro sul dramma, tramite sciacallaggio, telegiornali “plastificati” e usurai travestiti da venditori di appartamenti, camper e tende.
Emilia è nell’indignazione di fronte alle idiozie vomitate da rappresentanti del popolo che si vantano di essere esponenti di una terra che non esiste, rivelandosi persone piccole come nani da giardino.
Emilia è nel triestino e nel trapanese che, pur abitando a “millemila” chilometri di distanza da casa nostra, ci ricordano quello che altri hanno cercato di farci dimenticare, e cioè che l’Italia è UNA ed INDIVISIBILE.
Emilia è nell’incapacità di una classe politica che non conosce alternative all’esprimere il proprio cordoglio ed all’aumentare il prezzo della benzina.
Emilia è nel sudore di chi potrebbe SFILARE, ma preferisce SPALARE.
Emilia è nella dignità, l’energia, la forza, l’emozione, la preoccupazione e la combattività dei suoi abitanti.

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