Solvitur ambulanda
N.B.: Il presente blog non costituisce testata giornalistica, né ha carattere periodico, essendo aggiornato in base a come pare a me. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale, ai sensi della Legge n. 62 del 7-03-2001.

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lunedì 4 luglio 2011

La notte della rete


NO AL BAVAGLIO AD INTERNET.

Domani, 5 luglio, dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma (via delle Quattro Fontane, 113), a 24 ore dall'approvazione della Delibera ammazza-Internet, blogger, esponenti della rete,  utenti del web, artisti, politici e semplici cittadini si ritroveranno per una non-stop contro questo provvedimento.
Fra i presenti vi saranno:
Olivero Beha, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Ignazio Marino, Gennaro Migliore, Leoluca Orlando, il Piotta, Franca Rame, Vincenzo Vita e tanti altri.


  • Conferma la tua adesione e invita tutti i tuoi amici a partecipare tramite Facebook, Twitter e tutti i social network a cui sei iscritto;

  • Pubblica la notizia dell'evento de LA NOTTE DELLA RETE sul tuo blog e manda in onda la diretta in streaming dal sito de Il Fatto Quotidiano;

  • Firma la petizione all'Agcom all'indirizzo www.sitononraggiungibile.it e manda un messaggio ai membri dell'Agcom qui: http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio ;


  • Vi segnalo un approfondimento: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/censura-al-web-ribellatevi/2155378 
    

    giovedì 16 giugno 2011

    Luna Rossa








    
    
    
    Non proprio una luna rossa. Più che altro una luna molto scura. Astro-show ieri notte, con l'eclissi più lunga degli ultimi 100 anni. L'oscuramento totale è avvenuto intorno alle 22:13, ma la Terra ha iniziato a proiettare la sua ombra sul satellite quando ancora c'era luce. L'evento è durato in tutto 100 minuti, con la conclusione dell'eclissi totale intorno alle 23:02 e un'ora più tardi di quella parziale.
    Un'occasione che non era da perdere anche perché per la prossima bisognerà attendere il 28 settembre 2015, quindi 4 anni.
    La luna rossa è un fenomeno astronomico di rifrazione. La luce solare attraversa l'atmosfera terrestre e subisce una rifrazione, i raggi in parte colpiscono la superficie del nostro pianeta, il quale li reinvia sulla Luna. La Luna durante l'eclisse non è raggiunta dalla luce diretta del Sole, è pertanto illuminata da questa luce rifratta dall'atmosfera terrestre, in prevalenza rossa, e quindi appare rossa.
    Nel linguaggio comune, invece, la luna rossa è quella che si vede grande e bassa sull'orizzonte. Rossa per lo stesso motivo per cui il sole all'orizzonte è rosso, e grande per un'illusione ottica. Di nuovo, la stessa illusione ottica che ci fa apparire grande il sole all'orizzonte (mentre la sua forma schiacciata è dovuta alla rifrazione).

    sabato 11 giugno 2011

    Doverosa annotazione al post precedente

    Se state pensando di andare in visita in Lituania vi elenco una serie di brutte figure che vi raccomando di evitare:
    Lituania? Dov’è la Lituania? Beh, la Lituania non è in Africa o in Oceania e i lituani non sono neri.
    La Lituania non è un paese dell'Est e l'Italia un paese dell'Ovest, in Lituania è situato il centro geografico dell'Europa. Per approfondimenti vi segnalo questo link: http://www.travel.lt/turizmas/selectPage.do?docLocator=D78061A9FBCB11DC845F746164617373&inlanguage=it
    In Lituania non si parla il russo anche se c’è una minoranza russa e la lingua lituana non ha niente a che vedere con il russo, non hanno in comune nulla (forse solo alcune parolacce). I lituani sono una popolazione di ceppo baltico discendente probabilmente dall'antico popolo indoeuropeo dei Sarmati. Per approfondimenti sulla lingua vi segnalo la sempre efficace ed utilissima Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_lituana
    Il lituano scritto non adotta il cirillico.
    In Lituania non ci sono le renne, i pinguini e gli orsi bianchi.
    In Lituania non si gira con le slitte.
    Anche se il tempo è grigio in media per 10,5 mesi all’anno, in Lituania non c'è la neve tutto l'anno.
    Ultima cosa, ma non meno importante. Ho visitato tutte e tre le repubbliche baltiche e tutte le volte che racconto di questi miei viaggi mi sento dire “Ah, ecco, sei andato a donne”, oppure “Ah, ecco, sei andato a puttane”. Ebbene, mi sono rotto i coglioni! Io non so che intenzioni abbiano i miei amici, colleghi o conoscenti maschi, se sono queste facciano pure, io non impedisco nulla, ma personalmente non me ne frega niente di andare in vacanza per rimediare scopate, ci vado per vedere i posti, rilassarmi e divertirmi. Possibile che certi luoghi comuni siano duri a morire?
    E poi vorrei rispondere a certa gente di mia conoscenza quando mi ha detto, senza cognizione di causa “Te, che vai a visitare quei postacci”. La Lituania mi è piaciuta per tutta una serie di ragioni, che vi elenco qui di seguito, anzi vi dirò che forse un giorno vi farò ritorno:
    1. Le foreste pianeggianti dove fare scampagnate, ha una campagna che qui da noi non esiste e un paesaggio che ti dà pace

     
    2. Stando a Vilnius avevo una sensazione di libertà che non sento nelle nostre città in Italia, con il nostro tipico analizzare gli altri e col conseguente sparlare e spettegolare. Non esiste quel provincialismo tipico di noi italiani, abituati ad osservare ogni tipo di forma vivente e a giudicarla

    3. I laghi e i fiumi, che insieme alle foreste sono di una bellezza mozzafiato
    4. L’ottima cucina, semplice e sostanziosa: http://www.turismolituano.it/index.php?id=151
    5. La birra, la “gira”, una sorta di kvass, una bevanda fermentata, poco alcolica, frutto della naturale fermentazione di cereali, come il grano. In Lituania viene simpaticamente e affettuosamente chiamata anche "birra dei bambini":
    http://www.lithuanianbeer.com/
    http://www.lithuanianbeer.co.uk/
    6. I locali sono OK, ci sono varie tipologie accoglienti in cui trovi il tuo spazio, non come le "mangiatoie caotiche" all'italiana e non ci sono bar con i tifosi di calcio
    7. Un buon livello di cultura, da qui mi viene da dire italiani popolo mediamente ignorante, basta accendere la TV, specchio della nostra società e sprofondare nella superficialità più assoluta! Gran parte dei giovani lituani sono curiosi e amanti del "bello" interiore. Aggiungo che si può assistere a una quantità industriale di eventi artistici. L'anno 2009 ha avuto un significato speciale per la Lituania. Il Paese ha celebrato il millesimo anniversario del suo nome, e Vilnius è stata Capitale europea della cultura
    8. Si riesce a vivere discretamente con poche finanze
    9. Sentire gente che grida per strada è un evento raro
    10. Poco smog e città abbastanza pulite
    11. Ma soprattutto in giro si vedono delle donne stupende. Non pongo obiezioni, diciamo che la femminilità lituana non ha eguali, hanno dolcezza, educazione, cultura.

    venerdì 10 giugno 2011

    La Repubblica di Uzupis



    Gente ribelle con un ideale. Una vena di trasgressione fiorisce nella zona bohémienne di Vilnius, dove artisti e sognatori hanno creato uno "stato" secessionista. Uzupio oggi è un vero Art Incubator con idee e progetti culturali precisi. Fino a ieri invece era più che altro un paradosso politico, cresciuto poco lontano dal cuore di Vilnius. Un'idea brillante e socialmente utile che tentava di trasformare un quartiere degradato, racchiuso tra le curve liquide del piccolo fiume Vilnia, in un micro-stato ideale collegato al resto del mondo da sette ponti. La Repubblica di Uzupio fu un'idea nata per gioco il 1 aprile del 1998, data scelta per segnalare la goliardìa dell'iniziativa. Un gruppo di residenti della zona, a quei tempi ancora pericolosa e piena di problemi, decise di formare un governo e dichiarare l'indipendenza dalla Lituania per riprendersi l'anima del rione e trasformarlo in un luogo creativo, positivo, dove far crescere tranquilli i bambini e liberare i sogni degli adulti.

    L’arte e la creatività come leva per ribellarsi, e iniziare una nuova vita. Succede a Uzupis. Uno stato nello stato. Il quartiere bohémien di Vilnius, capitale della Lituania. Un luogo “oltre il fiume”, come suggerisce la traduzione letterale del nome. Un luogo oltre ogni tipo di aggressione e chiusura mentale.
    A Uzupis un tempo abitavano prostitute, ubriaconi, gente di malaffare, poveri artigiani che avevano le loro botteghe sul torrente, i religiosi della vicina chiesa ortodossa e, dal XIX secolo, anche impiegati statali. A partire dagli anni '90 del Novecento nelle sue case vecchie e trascurate hanno cominciato a insediarsi (attratti dai prezzi bassi) artisti e intellettuali, che lo hanno trasformato in un quartiere sempre più alla moda: hanno aperto bottega pittori, ceramisti, scultori e atelier di molti artisti bohémien.

    Dietro ai cancelli di ferro battuto e ai portoncini delle vie, ancora oggi si può trovare il fascino della Vilnius che fu, con il vissuto di un tempo, riscoprendo piccoli cortili colorati da orticelli con piccole finestre di legno consunto e con sempre un fiore a dare il benvenuto.

    La Repubblica di Uzupis può vantare tutte le istituzioni di uno stato vero e proprio, benché in versione burlesca: è dotata di una bandiera (in quattro colori diversi, a seconda della stagione) ed un inno nazionale. La bandiera rappresenta una mano con un buco al centro, a simboleggiare che Uzupis si può amare, carezzare, sentire ma non si può possedere. La "festa nazionale" cade il 1° aprile, a ricordare il 1° aprile del 1998, giorno della dichiarazione di indipendenza di questo stato "clandestino", evento che attira folle di visitatori. Guardie di confine vestite con buffe uniformi si mettono a timbrare i passaporti al ponte principale e il presidente pronuncia solenni discorsi nella piazzetta al centro del quartiere, all'incrocio fra le vie Uzupio, Maluno e Paupio.
    Da qui nacque la ribellione di Romas Lileikis che creò dal nulla questa repubblica di artisti fondata sulla creazione, l’arte e la fantasia. Fu un successo immediato. Arrivarono delegazioni dal resto d'Europa, persino il Dalai Lama venne in visita e il sindaco di Bogotà si presentò con lo scopo dichiarato di importare il modello di pace sociale anche nella sua difficile città. Romas Lileikis è oggi il Presidente della Repubblica di Uzupis, un uomo dall'aspetto comune che tiene le sedute del suo governo con i ministri e consiglieri, presso il Caffè Uzupis in via Uzupio 2, appena dopo il ponte, e nel fantasioso reame si organizzano spesso e volentieri manifestazioni di arte e moda alternativa, happening e feste (Giornata del Fiume, Notte dei Fiori...).


    Come su Ponte Vecchio di Firenze, anche qui non mancano i lucchetti degli innamorati sulle ringhiere. L’incontro con lo sguardo all’insù di una sirena in pietra mi porta ad ascoltare la sua storia. La leggenda narra che è proprio la creatura metà donna metà pesce ad attirare turisti e curiosi a Uzupis. E chiunque si arrenda al suo fascino marino, rimarrà qui per sempre. Anche io devo essere stato stregato dal suo canto, perché ancora oggi, se dovessi consigliare qualcosa da visitare a Vilnius, sarebbe sicuramente la parte della città chiamata Uzupis.
    In ogni angolo si possono visitare gallerie d'arte, laboratori di arte popolare o botteghe di artigiani, specializzati soprattutto nella lavorazione del ferro battuto. Qui si trova il Museo-Galleria del Fabbro di Uzupis, una tipica bottega di fabbro dove si vendono vari articoli in ferro battuto. Il martedì, il venerdì e il sabato hanno luogo le dimostrazioni della tecnica di lavorazione. Sul recinto che racchiude l'area di Uzupis, all'inizio della via Paupio, si possono leggere, incisi su una serie di pannelli dorati, i 41 articoli della sua costituzione che ribadiscono il diritto alla felicità, alla pace e all'amore. Il testo completo del documento, esposto su un muro, è accompagnato dalla traduzione in varie lingue, tra cui inglese e francese.


    Mi avevano annunciato la sua presenza, e l’ho voluto ammirare per ultimo. L’angelo in bronzo della piazza, simbolo della repubblica, eretto il 4 aprile del 2002, opera dello scultore Romas Vilciauskas (lo stesso della sirena). Le sue guance sono gonfie d’aria. I capelli lunghi tirati all’indietro dalle correnti. L’angelo sta suonando la tromba. Un richiamo per tutti gli abitanti di questa giungla gentile, dove le tonalità del vento depositano perfezione sulle tante emozioni umanamente create.

    Il quartiere è sempre di più trendy e alla moda. Consiglio di restare ad Uzupis anche la sera, quando aprono tanti piccoli locali dove ascoltare musica dal vivo.

    Giugno è il mese con il picco di massima intensità di luce di tutto l'anno. Il sole inizia a tramontare molto tardi la sera, a partire dalle 23. Qui di seguito una foto da me scattata intorno a quell'ora al retro della Chiesa di Sant'Anna, con le sue guglie, proprio da Uzupis. Era il 20 giugno 2009, notte bianca a Vilnius. Ricordo che nel 2009 Vilnius è stata capitale europea della Cultura, con un sacco di eventi e manifestazioni.

    Quella notte l'ho conclusa facendo un giro per la Vinius by night con una vecchia Moskvitch di fabbricazione sovietica con i nostri amici di cui eravamo ospiti. Un'esperienza che tutti dovreste provare.





    APPROFONDIMENTO:
    La Costituzione della Repubblica della Felicità

    1. Tutti hanno diritto di vivere vicino al fiume Vilnia e il fiume ha diritto di scorrere
    2. Tutti hanno il diritto all'acqua calda, al riscaldamento d'inverno e a un tetto
    3. Tutti hanno il diritto di morire ma non è un obbligo
    4. Tutti hanno il diritto di fare errori
    5. Tutti hanno il diritto di essere unici
    6. Tutti hanno il diritto di amare
    7. Tutti hanno il diritto di non essere amati
    8. Tutti hanno il diritto di essere mediocri e sconosciuti
    9. Tutti hanno il diritto di oziare
    10. Tutti hanno diritto di amare un gatto e prendersi cura di lui
    11. Tutti hanno il diritto di badare al cane fino a quando uno dei due muore
    12. Il cane ha diritto di essere un cane
    13. Il gatto non è obbligato ad amare il suo padrone, ma deve essere di aiuto nei momenti di necessità
    14. A volte si ha il diritto di essere inconsapevoli dei propri doveri
    15. Tutti hanno il diritto di avere dei dubbi, ma non è obbligatorio
    16. Tutti hanno il diritto di essere felici
    17. Tutti hanno il diritto di essere infelici
    18. Tutti hanno il diritto di stare in silenzio 19. Tutti hanno il diritto di avere fede
    20. Nessuno ha il diritto di usare violenza
    21. Tutti hanno il diritto di apprezzare la propria scarsa importanza
    22. Nessuno ha il diritto di avere un progetto per l'eternità
    23. Tutti hanno il diritto di comprendere
    24. Tutti hanno il diritto di non capire
    25. Tutti hanno il diritto di appartenere a qualunque nazionalità
    26. Tutti hanno il diritto di celebrare o non celebrare il proprio compleanno
    27. Tutti devono ricordare il proprio nome
    28. Tutti hanno il diritto di dividere ciò che posseggono
    29. Nessuno può dividere ciò che non possiede
    30. Tutti hanno il diritto di avere fratelli, sorelle e parenti
    31. Tutti possono essere indipendenti
    32. Tutti sono responsabili della propria libertà
    33. Tutti devono poter piangere
    34. Tutti hanno il diritto di essere fraintesi
    35. Nessuno ha il diritto di dichiarare colpevole il prossimo
    36. Tutti hanno il diritto all'individualità
    37. Tutti hanno il diritto di non avere diritti
    38. Tutti hanno il diritto di non avere paura
    39. Non deludere
    40. Non combattere
    41. Non cedere

    Riflessione analitica sul testo: un percorso attraverso la Costituzione di Uzupio.
    Leggendo con attenzione la Costituzione vengono alla luce alcuni elementi che sarebbe bene spiegare. Raggruppando gli articoli a seconda delle tematiche è possibile chiarirne il senso.

    Alcuni articoli opportunamente affiancati nel testo potrebbero sembrare contradditori ad una prima lettura ma…

    6. Tutti hanno il diritto di amare
    7. Tutti hanno il diritto di non essere amati

    Se io ho il diritto di amare ma allo stesso tempo di non essere amato da qualcuno posso arrivare a pensare che l’amore è dare non pretendere: amare non significa nemmeno possedere qualcuno. Può anche non essere corrisposto e amore rimane. Non bisogna esigere niente in cambio, è un sentimento puramente altruistico. D’altra parte, non esistendo il “dovere” di amare, di conseguenza nessuno ha il diritto ad essere amato.

    16. Tutti hanno il diritto di essere felici
    17. Tutti hanno il diritto di essere infelici

    Si dice: la Repubblica della felicità di Uzupio ma… la felicità non sembra davvero essere un principio che sta alla base della Costituzione. Dipende esclusivamente dall’individuo. Non sarà la comunità a procurarla. Sei tu il protagonista della tua vita e a te spetta procurarti la felicità oppure, in accordo con la tua volontà, rimanere infelice. Se questo è quello che vuoi, non essere amato, non essere felice, fai pure. E’ la tua vita.

    Proseguendo vediamo:

    19. Tutti hanno il diritto di avere fede

    Attenzione! Non viene specificato in “chi” o in “cosa”. Non si riferisce necessariamente alla fede in un Dio. Infatti, poco più sotto:

    22. Nessuno ha il diritto di avere un progetto per l'eternità

    Una possibile interpretazione di questo articolo potrebbe essere la seguente: “la vita è adesso” e va vissuta fino in fondo, l’eternità non è qualcosa verso la quale orientare le nostre scelte. Dobbiamo concentrarci sul nostro presente, non affidarci ad un futuro remoto che non possiamo conoscere. Forse ci è permesso soltanto avere progetti a breve, medio e lungo termine ma non all’infinito, perché l’esistenza è qualcosa di concreto che appartiene ad un tempo finito. Viviamola al meglio fino in fondo.

    Poco più sotto, un articolo illuminante:

    28. Tutti hanno il diritto di dividere ciò che posseggono

    Condividere non è un dovere, bensì un diritto. Non siamo obbligati a spartire con gli altri i nostri beni, come potrebbero essere i frutti del nostro lavoro. Qui siamo lontani, e non a caso, dal modello socialista che ha contraddistinto la Lituania e l’URSS per quasi un secolo. Nella comunità di Uzupio l’individuo è importante, non si sacrifica per la comunità in toto ma viene valorizzato. Che sia importante lo notiamo in svariati punti:

    5. Tutti hanno il diritto di essere unici
    26. Tutti hanno il diritto di celebrare o non celebrare il proprio compleanno
    27. Tutti devono ricordare il proprio nome
    31. Tutti possono essere indipendenti
    36. Tutti hanno il diritto all'individualità

    La comunità non annulla la libertà degli individui, la garantisce. Non si sostituisce al singolo, lo amplifica. Non è un’entità superiore che si impone ma è costruita dal basso, fatta dai cittadini. Questo naturalmente non vuol dire disimpegno. Al contrario si promuove la serietà del proprio comportamento, l’assunzione di responsabilità:

    32. Tutti sono responsabili della propria libertà
    39. Non deludere

    Non solo:

    30. Tutti hanno il diritto di avere fratelli, sorelle e parenti
    Avere una famiglia è un diritto. Fare figli è una necessità non una libera scelta! Si favorisce così il popolamento della comunità attraverso la famiglia, cellula sociale fondamentale per l’esistenza stessa della comunità.

    Nella Costituzione si riscontra anche una profonda umanità: la tolleranza verso le imperfezioni e le debolezze che caratterizzano l’essere umano, l’accettazione della difficoltà di convivere nel rispetto gli uni degli altri, tutti coinvolti in un medesimo contratto sociale. Si vedano a proposito gli articoli:

    4. Tutti hanno il diritto di fare errori
    33. Tutti devono poter piangere

    e in particolare, nell’ambito della comunicazione:

    24. Tutti hanno il diritto di non capire
    (incomprensione passiva, quando si è destinatari di un messaggio)
    34. Tutti hanno il diritto di essere fraintesi
    (incomprensione attiva, quando si è emissari di un messaggio)

    Allo stesso tempo viene riconosciuto più volte il diritto al “quieto vivere”, ad una vita tranquilla, senza il turbamento alimentato dalle ambizioni, dalla competizione tra i componenti di una società per l’affermazione personale ottenibile con ogni mezzo, per il successo perseguito ad ogni costo, per l’infusione di tutte le proprie energie nella carriera:

    8. Tutti hanno il diritto di essere mediocri e sconosciuti 9. Tutti hanno il diritto di oziare
    21. Tutti hanno il diritto di apprezzare la propria scarsa importanza
    18. Tutti hanno il diritto di stare in silenzio

    Finora si è parlato solo di diritti. E i doveri dove sono? Gli unici che troviamo sono alla fine, quasi messi lì per apporre un sigillo del testo.:

    39. Non deludere
    40. Non combattere
    41. Non cedere

    Il secondo, “non combattere”, data l’impostazione dell’intera costituzione, sembra da interpretare in senso strettamente militare o comunque legato ad un’azione di forza, anche perché:

    20. Nessuno ha il diritto di usare violenza

    Non sembra invece che non combattere significhi arrendersi alle eventualità, dato che il terzo “non cedere” può essere inteso si come lotta passiva, resistenza, ma presuppone un impegno attivo nel difendersi dalla causa del proprio cedimento, per affrontare con vigore l’ostacolo che dobbiamo superare, per non lasciarci sopraffare dal problema che dobbiamo risolvere.

    Ci sono poi alcuni articoli che più di altri sottolineano il tono di tutto il testo. Ad esempio:

    29. Nessuno può dividere ciò che non possiede

    E’ un ovvietà ma non priva di ironia, soprattutto in relazione all’articolo 28. Si veda anche:

    3. Tutti hanno il diritto di morire ma non è un obbligo

    Per concludere non si può non citare il seguente articolo:

    37. Tutti hanno il diritto di non avere diritti

    Suona come la consacrazione stessa del diritto, la sua massima espressione. Siamo così liberi da poter rinunciare ai diritti e sottostare a che cosa, soltanto ai doveri?
    ---
    LINK:
    Informazioni sulla Lituania: http://www.lituania.it/

    Mio resoconto video sul terzo giorno di permanenza a Vilnius, giugno 2009, quando ho visitato la Repubblica di Uzupis:

    martedì 19 aprile 2011

    Occhi belli


    Potessi fermare l'incanto dei tuoi occhi in un eterno e sublime istante. Potessi trattenere l'universo e vederlo immobile dentro il cielo dei tuoi occhi, vederci brillare tutte le stelle ad illuminare le mie solite notti, interminabili e malinconiche notti perse nel buio. Potessi ritrovare per sempre i miei occhi dentro i tuoi, così come nel mio sogno ora è, nei colori dell'infinito, per l'eternità.

    Potessi fermare il tempo, bloccare lo spazio. Un'isola incantata, dove tutto è fermo a questo istante. Il posto più bello del mondo, dove i colori hanno la gradazione del sogno, dove anche l'immenso ha il suo posto, anch'esso immobile dentro il palpito del cuore.

    Un'isola sospesa sui pensieri dove la melodia del mondo soffia imperiosa e sublime da qui all'eternità. Un'isola che resti magnifica, sempre. Per magnificare il ricordo di te anche quando l'universo riprenderà inevitabilmente la sua corsa verso l'infinito, quando il tuo cuore seguirà altre destinazioni e altre poesie, quando questo sogno per sempre svanirà, sui sentieri ripidi della vita.

    Non guardarmi così


    Non mi guardare così, no, non farlo. Non provocarmi, non farlo, ti prego. Sono debole, potrei cedere. Non posso cedere, anche se lo vorrei, tremendamente lo vorrei. Sì che voglio cedere, ma non posso farlo.
    Smettila. So che non stai facendo nulla, ma non guardami con quegli occhi, con quegli occhi tremendamente dolci.
    Mi fai diventare pazzo. Non guardarmi così, mi fai diventare pazzo. Pazzo.
    Pazzo da prenderti per i fianchi e tirarti avanti, su di me.
    Pazzo da toglierti in fretta questa maglia nera e questi jeans attillati, e lasciarti con un completino rosso. Sei dannatamente bella, dannatamente sexy così semplicemente. Pelle bianca color latte.
    E voglio berla tutta, la tua pelle bianca color latte.
    Guarda cosa mi spingeresti a fare, un pazzo senza controllo.
    Te ne accorgi?
    Mi ecciti se mi guardi così. Mi ecciti se mi sfiori appena.
    Sono pazzo, sì. Pazzo della tua pelle bianca, mi fai impazzire ogni secondo di più.
    Non mi guardare così, non farlo.
    Non posso.
    Ti voglio. Non posso ma ti voglio.
    Tuoi tutti i miei sospiri.
    Tuoi tutti i miei brividi lungo la schiena.
    Tue le mie gambe che tremano.
    Tua la mia bocca aperta a respirare e i miei occhi chiusi.
    La tua pelle bianca da baciare.
    Bianca come il latte da bere.
    Vorrei berti. Profondamente. Con voracità e dolcezza. Fino ad inebriarmi.
    Guardami, guarda come mi fai diventare pazzo. Pazzo della tua pelle, del tuo profumo, del tuo respiro.
    Vorrei bere ogni tua goccia.
    Mi fai diventare pazzo. Pazzo. Pazzo. Te ne accorgi? Pazzo da non reggere più. Pazzo da volerti di più.
    Mi hai fatto impazzire, e allora impazzisci con me.
    Ti desidero. Mi inondi di desiderio. Impazzisco di desiderio. Sempre più forte.
    Sto tremando, sì, tremo perché mi hai fatto impazzire, dannatamente bella come sei, con la pelle bianca che profuma di semplicità e mi inebria.
    E' questo che volevi? Farmi impazzire? Ci sei riuscita.
    Sei bellissima.

    venerdì 15 aprile 2011

    DIAMO UN TAGLIO A QUELLE PAROLE IN LIBERTÀ SUI MIGRANTI



    I numeri esposti in questo articolo sono evidenti e li pongo alla Vostra attenzione.
    Non occorre essere degli statistici, né tantomeno dei tecnocrati in ambito giuridico per comprendere l’aspetto lampante della situazione, ma si può arrivare comunque a fare le stesse deduzioni.
    Purtroppo, a forza di alimentare allarmismi ai meri fini propagandistici della politica della paura se ne sentono di tutti i colori.

    QUELLE PAROLE IN LIBERTÀ SUI MIGRANTI  di Maurizio Ambrosini 15.04.2011
    Dal Nord Africa sono arrivate finora in Italia circa 30mila persone, non certo lo tsunami umano di cui parla il presidente del Consiglio. Dopo aver rifiutato di ratificare tre direttive europee sull'immigrazione, ora invochiamo, a sproposito, la libera circolazione per i migranti cui abbiamo concesso la più debole delle figure giuridiche della protezione internazionale. Tutti i paesi europei hanno irrigidito le procedure per l'ingresso, ma hanno accolto masse di rifugiati ben più consistenti. Invece di autoisolarci, dovremmo cercare di costruire soluzioni condivise a livello europeo.
    LO TSUNAMI UMANO
    La prima è “tsunami umano”, espressione utilizzata dal premier Berlusconi. E’ stato il culmine mediatico di un crescendo di esternazioni allarmistiche da parte degli esponenti del nostro governo. Mi limito a citare un dato: all’epoca delle guerre balcaniche, negli anni Novanta, l’Italia ha accolto 77mila profughi, perlopiù con la stessa formula giuridica (il permesso di soggiorno temporaneo per ragioni umanitarie) utilizzata per i circa 15mila sbarcati dal Nord Africa accettati ufficialmente nei giorni scorsi. (1) Allora molti si sono integrati, qualcuno è tornato in patria. Il paese non ne è stato travolto. Non si vede perché dovrebbe esserlo oggi, a meno che le proteste degli abitanti dei luoghi dove dovrebbero essere accolti, spaventati dai massimi responsabili della guida del paese, non producano una profezia che si autoavvera.
    NOI E L'UNIONE EUROPEA
    La seconda parola è “libera circolazione”. Il governo dopo aver promesso pugno duro nei confronti degli sbarcati ha concesso un permesso temporaneo per ragioni umanitarie, la più debole delle figure giuridiche della protezione internazionale. Un ennesimo esempio di contraddizione tra retoriche della fermezza e pratiche della tolleranza, di cui le sanatorie sono l’esempio più noto. Questa volta, però, il governo ha praticato l’ipocrisia a carico di terzi, lasciando intendere che concedendo i permessi avrebbe favorito l’espatrio dei migranti verso la Francia e il resto dell’Europa. Alle proteste dei partner, ha contrapposto il principio della libera circolazione nello spazio europeo. Ha dato tuttavia l’impressione di decidere unilateralmente sull’accoglienza di migranti, obbligando poi i paesi vicini a farsene carico. Sarebbe una paradossale innovazione rispetto agli accordi di Schengen, per i quali solo i cittadini comunitari hanno diritto alla libera circolazione, mentre per gli immigrati da paesi terzi i permessi di soggiorno sono concessi da uno Stato e valgono per il territorio dello Stato che li ha concessi. Né sembrano ricorrere i requisiti per l’attivazione della nuova direttiva europea 55 sulla protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di persone in fuga da guerre o da violazioni dei diritti fondamentali, che in ogni caso andava richiesta prima e non dopo aver concesso unilateralmente i permessi temporanei. Lo hanno concordemente rilevato i nostri vicini, isolando politicamente il governo italiano. Sul quale grava anche un curriculum poco lusinghiero, avendo rifiutato di ratificare ben tre direttive europee sull’immigrazione.
    Certo, la vicenda mostra una contraddizione delle politiche dell’immigrazione e dell’asilo nell’Unione europea. Ogni paese vuole decidere in piena sovranità sull’ammissione di nuovi migranti. Normalmente, quando si tratta di collettivi di espatriati in cerca di protezione, se ne fa carico, e questi sono tenuti a rimanere sul territorio di chi li accetta. Possono spostarsi all’estero per brevi periodi, ma rimangono legati al paese che ha concesso loro protezione. Per di più, nel caso attuale, non paiono sussistere per la maggioranza degli sbarcati le condizioni per accedere allo status di rifugiati.
    La contraddizione consiste nel fatto che, avendo l’Unione Europea abolito i confini interni, diventa difficile controllare la mobilità transfrontaliera degli asilanti. Di qui le dure istruzioni dei governi francese e belga per cercare di respingere l’infiltrazione dei nuovi arrivati: misure antipatiche ma legittime.
    La terza parola è “Europa sorda”. I nostri vicini non sono certo immacolati e la vicenda ci ricorda che tutta l’Europa ha irrigidito le procedure per l’ingresso. Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Josè Luis Zapatero sono attesi da impervie scadenze elettorali e sanno che l’accoglienza non porta consensi. Probabilmente a loro non dispiaceva che l’Italia facesse il lavoro sporco del contenimento dei flussi di richiedenti asilo, compromettendo la propria immagine internazionale negli accordi con la Libia e nei respingimenti in mare condannati dall’Onu.
    Ma nello stesso tempo quasi tutti gli altri grandi e piccoli paesi europei hanno accolto masse di rifugiati ben più consistenti della nostra, in termini assoluti e relativi: oltre ai 593mila della Germania, che ce lo ha ricordato, i 270mila della Gran Bretagna, i 200mila della Francia, gli 80mila della piccola Olanda. Contro i nostri 55mila (dato 2009). L’Italia ammette circa 1 rifugiato ogni mille abitanti, la Germania più di 7, la Gran Bretagna quasi 5, Danimarca, Svezia e Olanda tra i 4 e i 9 (dati Unhcr). Nel 2010, i richiedenti asilo sono stati 48.490 in Germania, 51.595 in Francia e 31.875 in Svezia. È arduo invocare oggi la condivisione del carico sociale, dopo averla ignorata per anni. Se si attuasse una redistribuzione proporzionale dei rifugiati, dovremmo accoglierne di più, non cederli ai vicini.
    Sullo sfondo campeggia la crisi libica, che sta mettendo in fuga decine di migliaia di persone verso Egitto e Tunisia. Come sempre, i rifugiati vanno verso il paese sicuro più vicino e raggiungibile, in pochi si avventurano per mare su precarie imbarcazioni, ma il protrarsi del conflitto e della precarietà dei campi profughi potrebbe modificare il quadro. Sarebbe il caso di cominciare a costruire una vera politica europea, comprensiva di rientri assistiti e reinsediamenti, in mancanza della quale chi si trova sul confine non può che essere più esposto. Di certo le grida scomposte e l’autoisolamento politico non favoriscono la ricerca di soluzioni condivise.

    (1) Forse arriveranno a 20mila se altri verranno identificati e ammessi, rispetto ai circa 30.000 sbarcati stimati. Il decreto sui permessi fissa la data del 5 aprile come termine, stabilendo una scadenza che divide drammaticamente i destini delle persone. I migranti arrivati in seguito dovrebbero essere rimpatriati, salvo che non abbiano diritto di chiedere asilo (i profughi africani dalla Libia, per esempio: si stimano circa 2500 persone provenienti dal Corno d’Africa). Altri, prima e soprattutto dopo il 5 aprile, hanno fatto perdere le tracce. Si stanno verificando in questi ultimi giorni alcune decine di rimpatri al giorno, ma come sempre far coincidere i fatti con le parole, in questa materia, è tutt’altro che agevole. E’ tutt’altro che certo che il governo riesca a rimpatriare per davvero tutti i migranti arrivati dopo il 5 aprile, e non accoglibili in base alle convenzioni internazionali.