Solvitur ambulanda
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domenica 26 dicembre 2010

Mare nordico


"Il tempo in cui dimora anche chi non ha casa" diventa per il viaggiatore, che non ne ha dietro a sé nessuna, un palazzo. [...] Gabbiani e città, fiori, mobili e statue campeggiavano sulle loro pareti, e dalle loro finestre entrava luce giorno e notte.

[...] la città è nordica. Ovunque travi e scricchiolii. Tutto qui è netto: il legno è legno, l'ottone è ottone, il mattone è mattone. La pulizia riconduce le cose a sé stesse, le rende sin nel midollo identiche a sé. Così esse acquistano proprietà, non hanno bisogno di null'altro al di fuori. Come gli abitanti di sperduti villaggi montani possono stringere tra loro legami di parentela tali da produrre morte o degenerazione, così le case si sono strette in infausti connubi di scale e spigoli. [...] e il giardino, che certe case borghesi hanno sul davanti, è coltivato così fitto che a nessuno viene l'estro di intrattenervisi. Forse è per questo che qui le ragazze hanno un modo di starsene sulla soglia di casa, di appoggiarsi all'arco della porta, che nel sud è pressoché sconosciuto.

[...] Mentre gli alberi qui si fanno schivi e si riparano dietro a recinti, i fiori invece mostrano una tempra insospettata. Non hanno certamente colori più vivi che nelle zone di clima temperato, anzi piuttosto più pallidi. E però quanto più prepotente spicca il loro colore di contro alle cose intorno! Quelli piccoli, viole del pensiero e resede, sono più selvatici, quelli più grandi, e soprattutto le rose, più importanti. [...] Quando il sole riesce a farsi strada, ogni intimità svanisce. Non si può certamente dire del sole [...] che sia benevolo. Ché esso sfrutta i pochi momenti senza nubi, in cui trionfa il suo dominio, in modo dispotico. [...] E quando il sole arriva, esso soggioga ogni cosa, la strappa, quale sua proprietà, alla notte, chiama all'appello nei giardini i colori; turchino, vermiglio e giallo, la smagliante guardia dei fiori, che nessuna cima ripara con la sua ombra.

[...] un genio architettonico ha presieduto alla fattura delle suppellettili domestiche: armadi, tavoli e letti, fino al più piccolo scanno. E tutte hanno un che di impervio; in esse abita ancora oggi un genius loci: il proprietario a cui esse secoli addietro realmente appartennero.

Le strade [...] sono deserte. E i rouleau dietro le finestre sono abbassati. Dormono gli abitanti? E' mezzanotte passata; da una casa vengono voci, da un'altra rumori di un pasto. E ogni suono che si spande nella strada tramuta questa notte in un giorno non segnato nel calendario. Qui si è arrivati nell'officina del Tempo e si può gettare lo sguardo su quella riserva di giorni non ancora consumati, di cui la terra da millenni si è fatta una provvista su questi ghiacci. L'uomo vive le sue ventiquattr'ore ogni giorno, questa terra solo ogni sei mesi. Perciò le cose sono rimaste così intatte. Non il tempo, non l'uomo hanno contaminato gli arbusti nel giardino senza fiato di vento e le barche sull'acqua immota. Due crepuscoli si incrociano sopra di loro, se ne spartiscono il possesso al pari di quello delle nubi, e ti congedano a mani vuote.




I passi sono tratti da "Mare nordico" di Walter Benjamin, capitolo tratto dal libro "Immagini di città". Le foto ritraggono la costa, il mare e il centro storico della città di Tallinn, in Estonia.

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