Solvitur ambulanda
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domenica 21 agosto 2011

Azionismo irripetibile?



Idee ormai inutili e morte in partenza? Non lo so. Penso tuttavia che sia giunto il momento, in un clima di crisi del sistema politico italiano e di emergenza, di mostrarsi intransigenti da non accettare compromessi di comodo. Non bisogna essere utopisti, bensì persone concrete impegnate in un progetto senza fretta, dal basso, aggregando tutte quelle persone che non si rassegnano a questo bipolarismo e a questa società clericalizzata e fondamentalmente ipocrita.
Fu, senza dubbio, il Partito d’Azione (la cui dimensione esistenziale militante, partigiana, resistente, eticamente connotata affascina) l’espressione di minoranze in qualche misura eroiche che si ritrovarono a essere tali non per una precisa volontà o per una vocazione elitaria ma perché l’impegno per il bene pubblico e al limite il sacrificio di se stessi furono ciò che la durezza dei tempi aveva loro richiesto. Non è un caso che il Partito d’Azione nasca dalla Resistenza e la Resistenza rimarrà la sua matrice originaria.
L'azionismo, laico, libertario, repubblicano, antifascista e antitotalitario tentava di andare oltre i due grandi blocchi di allora, quello democristiano e quello comunista-socialista.
Le ideologie erano un insieme di principi e di idee rivolti al perseguimento di fini collettivi, o la base teorica della struttura di una società. Oggi si afferma che le ideologie sono superate, ma il grande problema della politica italiana oggi è il non avere, in sostituzione di quelli superati, nuovi modelli ideologici e nuove regole comportamentali alle quali ispirarsi.
Ci vogliono modelli ideologici e regole che tengano conto della spaventosa emergenza, ignorata dalla politica benché ineludibile e non certo nuova, ad esempio dell'alterazione climatica, rispetto alla quale nessun governo del mondo ha fin qui assunto alcuna vera iniziativa, nonostante sia il primo ed il più importante dei problemi che la politica deve immediatamente affrontare. Ora però, senza mai prescindere dall’indifferibile necessità di fermare l’alterazione climatica, ed augurandoci di riuscirci, perché altrimenti ogni discorso sarà purtroppo vano, il livello di disillusione causato dal fallimento di questo ennesimo, sempre più tragicomico tentativo di ripristinare una società divertentistica, pseudoumanistica, pseudoentusiastica, ma in realtà ancora una volta nient’altro che di nuovo e sempre meramente consumistica, è tale da sembrare maturo il tempo per formulare nuove proposte.
E' giunto il momento di rompere quella staticità nel sistema politico italiano che non rende evidenti le rotture.
     
Pochi forse ricorderanno il contributo del Partito d'Azione mazziniano (1853-1867) alla causa del nostro Risorgimento, alla fine battuto dalla linea liberal-moderata di Cavour. E chissà chi ha memoria del Partito d'Azione di Ugo La Malfa (1942-1947), che ebbe un ruolo fondamentale nella lotta al nazi-fascismo e nell'instaurazione della repubblica prima di rimanere vittima delle proprie contraddizioni.
Se guardiamo alla storia d'Italia degli ultimi due secoli, il Partito d'Azione sembra proprio comparire nei momenti (Risorgimento, Resistenza) più critici, più difficili e rivoluzionari, nei momenti "fondativi" dell'identità nazionale, per poi scomparire, una volta raggiunti gli obiettivi dell'unificazione e della liberazione del Paese, quasi fosse un'araba fenice, pronta a risorgere dalle proprie ceneri per salvare la Patria nel momento del bisogno.
D'altra parte, è pur vero che Giuseppe Mazzini non riuscì a conseguire in vita il sogno di vedere un'Italia repubblicana, né Ugo La Malfa riuscì a creare quel partito che fosse in grado di modernizzare il Paese, ma sia il primo che il secondo PdA hanno comunque segnato in maniera indelebile la nostra storia nazionale. Non si esagera affatto affermando che anche oggi stiamo attraversando un momento fondamentale della nostra storia nazionale ed anche internazionale. Basti pensare ai processi di globalizzazione, al progetto di unità europea che non decolla, al declino civile, politico, morale ed economico dell'Italia, all'ingerenza delle alte gerarchie ecclesiastiche nella vita politica italiana che rende il nostro Paese, ormai, il fanalino di coda dell'Europa occidentale in materia di diritti civili.
E allora, chiamare a raccolta tutte le forze autenticamente democratiche e riformiste di questo Paese, sarebbe il primo atto per poter rifondare sul serio l'azionismo.
Sul fronte interno, è necessario costituire una cultura politica che funga da collante delle forze laiche e dia voce soprattutto a quella gran massa di cittadini (anche cattolici) silenziati che, a partire dalla propria vita sessuale, non rispettano i dettami del Vaticano. Tantissime sono le battaglie da combattere sul fronte dei diritti civili: per una legge liberale sulla fecondazione assistita, l'abolizione del divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali, il riconoscimento delle coppie di fatto, l'eutanasia, le adozioni accessibili ai single e alle coppie gay,  la facilitazione del ricorso alla pillola del giorno dopo, l'introduzione della pillola abortiva RU 486.
Da rivedere sicuramente il Concordato, che pone la religione cattolica in una situazione di privilegio nei confronti di tutte le altre confessioni, soprattutto adesso che ci accingiamo a divenire, sempre più, una società multirazziale e multireligiosa, nella quale, è bene ricordarlo, un numero crescente di cittadini italiani rifiuta di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole.
Le lotte anticlericali sul fronte interno costituirebbero una sorta di liberazione nazionale dal potere temporale della Chiesa cattolica.
Sul piano economico-sociale bisogna tutelare in maniera dignitosa i lavoratori e i precari, promuovendo una regolamentazione del sussidio di disoccupazione, che non diventerebbe un comodo cuscino sul quale adagiarsi (ad esempio, prevedendo che il lavoratore perda il diritto al sussidio dopo aver rifiutato un numero minimo di offerte di lavoro adeguate alla propria formazione), ed assicurare a tutti i cittadini di essere valutati per i propri meriti reali. Sostegno alla classe operaia, senza però perdere di vista anche la questione dei ceti medi, in quanto questi due soggetti sociali sono ormai assolutamente egemoni nella fase in cui viviamo.
Bisognerà poi rendere il fisco più severo nei confronti degli evasori, riducendo gli sprechi e gli sperperi, e promuovendo una seria "cura dimagrante" degli apparati burocratici.
Nel campo della giustizia, dovremo fare degli enormi passi avanti. Rendere più efficiente la macchina giudiziaria e meno lunghi i processi e rendere le carceri dei luoghi vivibili nei quali, non solo si espiano le colpe, ma si viene sottoposti ad un processo di rieducazione e di reintegrazione nella società.
Ma se non si riformeranno la scuola e l'università, ogni altro genere di riforma finirà per essere inefficace.
La scuola pubblica dovrebbe essere la prima preoccupazione per uno Stato laico che dovrà sostenerla e favorirne l'innovazione.
Come dimenticare, poi, il problema del conflitto d'interessi? Quest'aspetto così importante per la vita democratica del Paese era sempre stato trascurato da tutte le forze politiche fin quando non è "sceso in campo" Silvio Berlusconi. Non c'è alcun dubbio sul fatto che il problema non riguardi solo l'attuale premier, ma proprio per questo sarà indispensabile legiferare al più presto sul tema, affidando a terzi l'amministrazione dei beni di tutti i cittadini-imprenditori che ricoprono cariche elettive.
Una siffatta cultura politica, infine, non potrà non costituire un baluardo insormontabile contro la demagogia reazionaria della Lega Nord.

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