N.B.: Il presente blog non costituisce testata giornalistica, né ha carattere periodico, essendo aggiornato in base a come pare a me. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale, ai sensi della Legge n. 62 del 7-03-2001.
sabato 23 luglio 2011
Non si è mai un individuo singolo ma un popolo, il membro di una tribù che si aggrega e si riconosce.
Il narrare è sempre ascolto e visitazione fantastica degli altri, in quanto nasce dall'aver ascoltato i racconti di una popolazione di individui a cui associarsi anche solo fantasticamente.
L'individualismo proprietario è la lebbra metafisica che corrode irreparabilmente il nostro tempo.
Un grande marchio bolognese è rinato grazie ad una produzione artigianale. E' risorto lo storico marchio della Birra Ronzani, che fin dalla sua nascita nel 1855 era stata compagna di bevute nella Bologna del tempo che fu, legando il suo nome alle glorie del Bologna Footbal Club, lo squadrone che tremare il mondo faceva, alle libagioni nelle osterie dei biassanòt, a celebri eventi sportivi come la Targa Florio o all'entusiasmo suscitato quando Marconi inventò la radio, fino al 1962, quando la tedesca Wührer, proprietaria del 100% delle quote, acquisite nel 1959, ne trasferì la produzione da Casalecchio di Reno a Brescia, facendone perdere le tracce.
Alberto Ronzani, 37 anni, casalecchiese omonimo che ha avuto la bella idea di ridare alla città ciò che essa aveva perduto, in verità non produce una birra al 100% made in Bologna, perché ad esempio impiega acqua di sorgente che viene prelevata a Monte Nerone, sul confine umbro-marchigiano. Sarebbe tuttavia impensabile al giorno d'oggi tornare ad impiegare l'acqua del fiume Reno (in origine la Ronzani, "l’oro del Reno", veniva prodotta utilizzando l’acqua del fiume).
Questo per spiegare comunque che, oggi sempre più spesso, la qualità e il successo di una birra si ottengono anche impiegando ingredienti non necessariamente provenienti dal territorio in cui essa viene prodotta. E qui mi permetto di fare un parallelismo con un'altra birra.
La Viru è una birra estone che sta riscuotendo un discreto successo anche in Italia. Pilsner dal sapore fresco, pulito e vivace, colpisce per la sua bottiglia dalla caratteristica forma ottagonale. Originaria della bellissima città universitaria di Tartu, capitale morale dell'Estonia, viene prodotta con il malto migliore selezionato a mano nei campi di grano della Lituania e con il famoso luppolo di Saaz, in Repubblica Ceca.
Dopo tutto questo non vi è venuta voglia di farvi una buona bevuta di una pinta di birra fresca? Alla salute!
"Nel divenire dell'arte, del conoscere e della scienza s'incontrano ripetuti tentativi di fondare e svolgere una dottrina che a noi piace chiamare Morfologia", scriveva Goethe nel Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären(La metamorfosi delle piante), saggio scientifico del 1790. Fin dall'origine, la teoria delle forme è una teoria delle trasformazioni: la forma non è tanto Gestalt (entità fissa), ma Bildung (formazione). Nella realtà la forma vive sempre e solo in formazione, è l'esito scolpito dal tempo di un diagramma di forze. πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός (Panta rei os potamòs), tradotto in "Tutto scorre come un fiume"è l'aforisma di Eraclito in cui è formulata la visione del filosofo sul divenire delle cose. L'espressione proviene da un frammento del trattato Sulla natura:
"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va."
In questo frammento è sottolineato come l'uomo non possa mai fare la stessa esperienza due volte, giacché ogni ente, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge inesorabile del tempo. Altrove tuttavia Eraclito sottolinea che v'è un Logos, sottostante a questo continuo mutamento, un'armonia profonda che governa in modo oscuro e inconoscibile la perenne dialettica fra contrari, che provoca il divenire perpetuo degli enti sensibili.
E' alla forma che la nostra tradizione filosofica affida il ruolo primario, in termini ontologici, di scolpire l'identità degli enti, e in termini gnoseologici, di renderli osservabili.
La morfologia si edifica come "scienza trasversale" in un mondo che è una rete di comunicazioni dove si trasportano forme, informazioni che si imprimono sulla materia. La morfologia insegue uno statuto autonomo tra l'arte e la scienza e l'idea di un'estetica come scienza della forma ha mosso il succedersi degli stili nella storia dell'arte, fino a diventare, nella metafisica, una maschera che svela la faccia nascosta del reale.
La forma abita l'intramondo, sta all'incrocio dei piani che la nostra tradizione filosofica ha separato, sensibile e concettuale, l'astrazione geometrica e l'immaginario, il singolare e l'universale.
L'ordine proprio al "mondo sensibile" oggi non obbedisce più alla regolarità dei poliedri, né trova più posto tra le rassicuranti coordinate del piano cartesiano. Il libro della natura continua ad essere scritto nella lingua della geometria, come voleva Galileo, ma si tratta ormai di una lingua non più euclidea. La forma, che da Platone a Kant era associata al bello, abita oggi una morphologie autre, quella che viene discussa dalle scienze del caos e della complessità: i frattali descrivono forme instabili ed irregolari come il frangersi di un'onda, le anfrattuosità di una scogliera, la schiuma della birra. E l'immaginazione si risveglia di fronte a macchie, screpolature, profili di nuvole, di fronte alle potenzialità espressive dell'informe.
Ad una Natura disincantata dallo sguardo delle scienze la morfologia sembra poter restituire un senso, ritrovando nella genesi delle forme analogie insospettate tra opera della natura e opera dell'uomo. "L'artista - diceva Paul Klee - deve porsi nel punto in cui le cose hanno origine, dove le forze generano le forme originarie."
Se l'arte ripete la morfogenesi è perché anche la natura può essere intesa come un'opera d'arte.
La storia dell'arte sembra progredire verso un grado zero della forma, nel quadrato bianco su fondo bianco di Malevic,
in Mondrian,
o Rotko.
Per altre vie l'arte del Novecento ritrova poi le suggestioni della cultura cinese, una cultura in cui la nozione di forma (che noi occidentali vorremmo universale) non è che una pausa nella trasformazione incessante, inseparabile del processo del mondo. Per la pittura cinese si tratta di dipingere il senza-forma, il fondo d'immanenza da cui le cose provengono, il vuoto non come mancanza o assenza ma come apertura: richiamandosi ad essa Picasso diceva che non si tratta di imitare la natura nel senso di riprodurne le apparenze visibili, ma di operare come lei, di rinnovarne cioè il processo di formazione.
Domani, 5 luglio, dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma (via delle Quattro Fontane, 113), a 24 ore dall'approvazione della Delibera ammazza-Internet, blogger, esponenti della rete, utenti del web, artisti, politici e semplici cittadini si ritroveranno per una non-stop contro questo provvedimento.
Fra i presenti vi saranno:
Olivero Beha, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Ignazio Marino, Gennaro Migliore, Leoluca Orlando, il Piotta, Franca Rame, Vincenzo Vita e tanti altri.
Conferma la tua adesione e invita tutti i tuoi amici a partecipare tramite Facebook, Twitter e tutti i social network a cui sei iscritto;
Pubblica la notizia dell'evento de LA NOTTE DELLA RETE sul tuo blog e manda in onda la diretta in streaming dal sito de Il Fatto Quotidiano;
Non proprio una luna rossa. Più che altro una luna molto scura. Astro-show ieri notte, con l'eclissi più lunga degli ultimi 100 anni. L'oscuramento totale è avvenuto intorno alle 22:13, ma la Terra ha iniziato a proiettare la sua ombra sul satellite quando ancora c'era luce. L'evento è durato in tutto 100 minuti, con la conclusione dell'eclissi totale intorno alle 23:02 e un'ora più tardi di quella parziale.
Un'occasione che non era da perdere anche perché per la prossima bisognerà attendere il 28 settembre 2015, quindi 4 anni.
La luna rossa è un fenomeno astronomico di rifrazione. La luce solare attraversa l'atmosfera terrestre e subisce una rifrazione, i raggi in parte colpiscono la superficie del nostro pianeta, il quale li reinvia sulla Luna. La Luna durante l'eclisse non è raggiunta dalla luce diretta del Sole, è pertanto illuminata da questa luce rifratta dall'atmosfera terrestre, in prevalenza rossa, e quindi appare rossa.
Nel linguaggio comune, invece, la luna rossa è quella che si vede grande e bassa sull'orizzonte. Rossa per lo stesso motivo per cui il sole all'orizzonte è rosso, e grande per un'illusione ottica. Di nuovo, la stessa illusione ottica che ci fa apparire grande il sole all'orizzonte (mentre la sua forma schiacciata è dovuta alla rifrazione).
In Lituania non si parla il russo anche se c’è una minoranza russa e la lingua lituana non ha niente a che vedere con il russo, non hanno in comune nulla (forse solo alcune parolacce). I lituani sono una popolazione di ceppo baltico discendente probabilmente dall'antico popolo indoeuropeo dei Sarmati. Per approfondimenti sulla lingua vi segnalo la sempre efficace ed utilissima Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_lituana
Il lituano scritto non adotta il cirillico.
In Lituania non ci sono le renne, i pinguini e gli orsi bianchi.
In Lituania non si gira con le slitte.
Anche se il tempo è grigio in media per 10,5 mesi all’anno, in Lituania non c'è la neve tutto l'anno.
Ultima cosa, ma non meno importante. Ho visitato tutte e tre le repubbliche baltiche e tutte le volte che racconto di questi miei viaggi mi sento dire “Ah, ecco, sei andato a donne”, oppure “Ah, ecco, sei andato a puttane”. Ebbene, mi sono rotto i coglioni! Io non so che intenzioni abbiano i miei amici, colleghi o conoscenti maschi, se sono queste facciano pure, io non impedisco nulla, ma personalmente non me ne frega niente di andare in vacanza per rimediare scopate, ci vado per vedere i posti, rilassarmi e divertirmi. Possibile che certi luoghi comuni siano duri a morire?
E poi vorrei rispondere a certa gente di mia conoscenza quando mi ha detto, senza cognizione di causa “Te, che vai a visitare quei postacci”. La Lituania mi è piaciuta per tutta una serie di ragioni, che vi elenco qui di seguito, anzi vi dirò che forse un giorno vi farò ritorno:
1. Le foreste pianeggianti dove fare scampagnate, ha una campagna che qui da noi non esiste e un paesaggio che ti dà pace
2. Stando a Vilnius avevo una sensazione di libertà che non sento nelle nostre città in Italia, con il nostro tipico analizzare gli altri e col conseguente sparlare e spettegolare. Non esiste quel provincialismo tipico di noi italiani, abituati ad osservare ogni tipo di forma vivente e a giudicarla
3. I laghi e i fiumi, che insieme alle foreste sono di una bellezza mozzafiato
5. La birra, la “gira”, una sorta di kvass, una bevanda fermentata, poco alcolica, frutto della naturale fermentazione di cereali, come il grano. In Lituania viene simpaticamente e affettuosamente chiamata anche "birra dei bambini": http://www.lithuanianbeer.com/ http://www.lithuanianbeer.co.uk/
6. I locali sono OK, ci sono varie tipologie accoglienti in cui trovi il tuo spazio, non come le "mangiatoie caotiche" all'italiana e non ci sono bar con i tifosi di calcio
7. Un buon livello di cultura, da qui mi viene da dire italiani popolo mediamente ignorante, basta accendere la TV, specchio della nostra società e sprofondare nella superficialità più assoluta! Gran parte dei giovani lituani sono curiosi e amanti del "bello" interiore. Aggiungo che si può assistere a una quantità industriale di eventi artistici. L'anno 2009 ha avuto un significato speciale per la Lituania. Il Paese ha celebrato il millesimo anniversario del suo nome, e Vilnius è stata Capitale europea della cultura
8. Si riesce a vivere discretamente con poche finanze
9. Sentire gente che grida per strada è un evento raro
10. Poco smog e città abbastanza pulite
11. Ma soprattutto in giro si vedono delle donne stupende. Non pongo obiezioni, diciamo che la femminilità lituana non ha eguali, hanno dolcezza, educazione, cultura.
Gente ribelle con un ideale. Una vena di trasgressione fiorisce nella zona bohémienne di Vilnius, dove artisti e sognatori hanno creato uno "stato" secessionista. Uzupio oggi è un vero Art Incubator con idee e progetti culturali precisi. Fino a ieri invece era più che altro un paradosso politico, cresciuto poco lontano dal cuore di Vilnius. Un'idea brillante e socialmente utile che tentava di trasformare un quartiere degradato, racchiuso tra le curve liquide del piccolo fiume Vilnia, in un micro-stato ideale collegato al resto del mondo da sette ponti. La Repubblica di Uzupio fu un'idea nata per gioco il 1 aprile del 1998, data scelta per segnalare la goliardìa dell'iniziativa. Un gruppo di residenti della zona, a quei tempi ancora pericolosa e piena di problemi, decise di formare un governo e dichiarare l'indipendenza dalla Lituania per riprendersi l'anima del rione e trasformarlo in un luogo creativo, positivo, dove far crescere tranquilli i bambini e liberare i sogni degli adulti.
L’arte e la creatività come leva per ribellarsi, e iniziare una nuova vita. Succede a Uzupis. Uno stato nello stato. Il quartiere bohémien di Vilnius, capitale della Lituania. Un luogo “oltre il fiume”, come suggerisce la traduzione letterale del nome. Un luogo oltre ogni tipo di aggressione e chiusura mentale.
A Uzupis un tempo abitavano prostitute, ubriaconi, gente di malaffare, poveri artigiani che avevano le loro botteghe sul torrente, i religiosi della vicina chiesa ortodossa e, dal XIX secolo, anche impiegati statali. A partire dagli anni '90 del Novecento nelle sue case vecchie e trascurate hanno cominciato a insediarsi (attratti dai prezzi bassi) artisti e intellettuali, che lo hanno trasformato in un quartiere sempre più alla moda: hanno aperto bottega pittori, ceramisti, scultori e atelier di molti artisti bohémien.
Dietro ai cancelli di ferro battuto e ai portoncini delle vie, ancora oggi si può trovare il fascino della Vilnius che fu, con il vissuto di un tempo, riscoprendo piccoli cortili colorati da orticelli con piccole finestre di legno consunto e con sempre un fiore a dare il benvenuto.
La Repubblica di Uzupis può vantare tutte le istituzioni di uno stato vero e proprio, benché in versione burlesca: è dotata di una bandiera (in quattro colori diversi, a seconda della stagione) ed un inno nazionale. La bandiera rappresenta una mano con un buco al centro, a simboleggiare che Uzupis si può amare, carezzare, sentire ma non si può possedere. La "festa nazionale" cade il 1° aprile, a ricordare il 1° aprile del 1998, giorno della dichiarazione di indipendenza di questo stato "clandestino", evento che attira folle di visitatori. Guardie di confine vestite con buffe uniformi si mettono a timbrare i passaporti al ponte principale e il presidente pronuncia solenni discorsi nella piazzetta al centro del quartiere, all'incrocio fra le vie Uzupio, Maluno e Paupio.
Da qui nacque la ribellione di Romas Lileikis che creò dal nulla questa repubblica di artisti fondata sulla creazione, l’arte e la fantasia. Fu un successo immediato. Arrivarono delegazioni dal resto d'Europa, persino il Dalai Lama venne in visita e il sindaco di Bogotà si presentò con lo scopo dichiarato di importare il modello di pace sociale anche nella sua difficile città. Romas Lileikis è oggi il Presidente della Repubblica di Uzupis, un uomo dall'aspetto comune che tiene le sedute del suo governo con i ministri e consiglieri, presso il Caffè Uzupis in via Uzupio 2, appena dopo il ponte, e nel fantasioso reame si organizzano spesso e volentieri manifestazioni di arte e moda alternativa, happening e feste (Giornata del Fiume, Notte dei Fiori...).
Come su Ponte Vecchio di Firenze, anche qui non mancano i lucchetti degli innamorati sulle ringhiere. L’incontro con lo sguardo all’insù di una sirena in pietra mi porta ad ascoltare la sua storia. La leggenda narra che è proprio la creatura metà donna metà pesce ad attirare turisti e curiosi a Uzupis. E chiunque si arrenda al suo fascino marino, rimarrà qui per sempre. Anche io devo essere stato stregato dal suo canto, perché ancora oggi, se dovessi consigliare qualcosa da visitare a Vilnius, sarebbe sicuramente la parte della città chiamata Uzupis.
In ogni angolo si possono visitare gallerie d'arte, laboratori di arte popolare o botteghe di artigiani, specializzati soprattutto nella lavorazione del ferro battuto. Qui si trova il Museo-Galleria del Fabbro di Uzupis, una tipica bottega di fabbro dove si vendono vari articoli in ferro battuto. Il martedì, il venerdì e il sabato hanno luogo le dimostrazioni della tecnica di lavorazione. Sul recinto che racchiude l'area di Uzupis, all'inizio della via Paupio, si possono leggere, incisi su una serie di pannelli dorati, i41 articoli della sua costituzione che ribadiscono il diritto alla felicità, alla pace e all'amore. Il testo completo del documento, esposto su un muro, è accompagnato dalla traduzione in varie lingue, tra cui inglese e francese.
Mi avevano annunciato la sua presenza, e l’ho voluto ammirare per ultimo. L’angelo in bronzo della piazza, simbolo della repubblica, eretto il 4 aprile del 2002, opera dello scultore Romas Vilciauskas (lo stesso della sirena). Le sue guance sono gonfie d’aria. I capelli lunghi tirati all’indietro dalle correnti. L’angelo sta suonando la tromba. Un richiamo per tutti gli abitanti di questa giungla gentile, dove le tonalità del vento depositano perfezione sulle tante emozioni umanamente create.
Il quartiere è sempre di più trendy e alla moda. Consiglio di restare ad Uzupis anche la sera, quando aprono tanti piccoli locali dove ascoltare musica dal vivo.
Giugno è il mese con il picco di massima intensità di luce di tutto l'anno. Il sole inizia a tramontare molto tardi la sera, a partire dalle 23. Qui di seguito una foto da me scattata intorno a quell'ora al retro della Chiesa di Sant'Anna, con le sue guglie, proprio da Uzupis. Era il 20 giugno 2009, notte bianca a Vilnius. Ricordo che nel 2009 Vilnius è stata capitale europea della Cultura, con un sacco di eventi e manifestazioni.
Quella notte l'ho conclusa facendo un giro per la Vinius by night con una vecchia Moskvitch di fabbricazione sovietica con i nostri amici di cui eravamo ospiti. Un'esperienza che tutti dovreste provare.
APPROFONDIMENTO:
La Costituzione della Repubblica della Felicità
1. Tutti hanno diritto di vivere vicino al fiume Vilnia e il fiume ha diritto di scorrere
2. Tutti hanno il diritto all'acqua calda, al riscaldamento d'inverno e a un tetto
3. Tutti hanno il diritto di morire ma non è un obbligo
4. Tutti hanno il diritto di fare errori
5. Tutti hanno il diritto di essere unici
6. Tutti hanno il diritto di amare
7. Tutti hanno il diritto di non essere amati
8. Tutti hanno il diritto di essere mediocri e sconosciuti
9. Tutti hanno il diritto di oziare
10. Tutti hanno diritto di amare un gatto e prendersi cura di lui
11. Tutti hanno il diritto di badare al cane fino a quando uno dei due muore
12. Il cane ha diritto di essere un cane
13. Il gatto non è obbligato ad amare il suo padrone, ma deve essere di aiuto nei momenti di necessità
14. A volte si ha il diritto di essere inconsapevoli dei propri doveri
15. Tutti hanno il diritto di avere dei dubbi, ma non è obbligatorio
16. Tutti hanno il diritto di essere felici
17. Tutti hanno il diritto di essere infelici
18. Tutti hanno il diritto di stare in silenzio 19. Tutti hanno il diritto di avere fede
20. Nessuno ha il diritto di usare violenza
21. Tutti hanno il diritto di apprezzare la propria scarsa importanza
22. Nessuno ha il diritto di avere un progetto per l'eternità
23. Tutti hanno il diritto di comprendere
24. Tutti hanno il diritto di non capire
25. Tutti hanno il diritto di appartenere a qualunque nazionalità
26. Tutti hanno il diritto di celebrare o non celebrare il proprio compleanno
27. Tutti devono ricordare il proprio nome
28. Tutti hanno il diritto di dividere ciò che posseggono
29. Nessuno può dividere ciò che non possiede
30. Tutti hanno il diritto di avere fratelli, sorelle e parenti
31. Tutti possono essere indipendenti
32. Tutti sono responsabili della propria libertà
33. Tutti devono poter piangere
34. Tutti hanno il diritto di essere fraintesi
35. Nessuno ha il diritto di dichiarare colpevole il prossimo
36. Tutti hanno il diritto all'individualità
37. Tutti hanno il diritto di non avere diritti
38. Tutti hanno il diritto di non avere paura
39. Non deludere
40. Non combattere
41. Non cedere
Riflessione analitica sul testo: un percorso attraverso la Costituzione di Uzupio.
Leggendo con attenzione la Costituzione vengono alla luce alcuni elementi che sarebbe bene spiegare. Raggruppando gli articoli a seconda delle tematiche è possibile chiarirne il senso.
Alcuni articoli opportunamente affiancati nel testo potrebbero sembrare contradditori ad una prima lettura ma…
6. Tutti hanno il diritto di amare
7. Tutti hanno il diritto di non essere amati
Se io ho il diritto di amare ma allo stesso tempo di non essere amato da qualcuno posso arrivare a pensare che l’amore è dare non pretendere: amare non significa nemmeno possedere qualcuno. Può anche non essere corrisposto e amore rimane. Non bisogna esigere niente in cambio, è un sentimento puramente altruistico. D’altra parte, non esistendo il “dovere” di amare, di conseguenza nessuno ha il diritto ad essere amato.
16. Tutti hanno il diritto di essere felici
17. Tutti hanno il diritto di essere infelici
Si dice: la Repubblica della felicità di Uzupio ma… la felicità non sembra davvero essere un principio che sta alla base della Costituzione. Dipende esclusivamente dall’individuo. Non sarà la comunità a procurarla. Sei tu il protagonista della tua vita e a te spetta procurarti la felicità oppure, in accordo con la tua volontà, rimanere infelice. Se questo è quello che vuoi, non essere amato, non essere felice, fai pure. E’ la tua vita.
Proseguendo vediamo:
19. Tutti hanno il diritto di avere fede
Attenzione! Non viene specificato in “chi” o in “cosa”. Non si riferisce necessariamente alla fede in un Dio. Infatti, poco più sotto:
22. Nessuno ha il diritto di avere un progetto per l'eternità
Una possibile interpretazione di questo articolo potrebbe essere la seguente: “la vita è adesso” e va vissuta fino in fondo, l’eternità non è qualcosa verso la quale orientare le nostre scelte. Dobbiamo concentrarci sul nostro presente, non affidarci ad un futuro remoto che non possiamo conoscere. Forse ci è permesso soltanto avere progetti a breve, medio e lungo termine ma non all’infinito, perché l’esistenza è qualcosa di concreto che appartiene ad un tempo finito. Viviamola al meglio fino in fondo.
Poco più sotto, un articolo illuminante:
28. Tutti hanno il diritto di dividere ciò che posseggono
Condividere non è un dovere, bensì un diritto. Non siamo obbligati a spartire con gli altri i nostri beni, come potrebbero essere i frutti del nostro lavoro. Qui siamo lontani, e non a caso, dal modello socialista che ha contraddistinto la Lituania e l’URSS per quasi un secolo. Nella comunità di Uzupio l’individuo è importante, non si sacrifica per la comunità in toto ma viene valorizzato. Che sia importante lo notiamo in svariati punti:
5. Tutti hanno il diritto di essere unici
26. Tutti hanno il diritto di celebrare o non celebrare il proprio compleanno
27. Tutti devono ricordare il proprio nome
31. Tutti possono essere indipendenti
36. Tutti hanno il diritto all'individualità
La comunità non annulla la libertà degli individui, la garantisce. Non si sostituisce al singolo, lo amplifica. Non è un’entità superiore che si impone ma è costruita dal basso, fatta dai cittadini. Questo naturalmente non vuol dire disimpegno. Al contrario si promuove la serietà del proprio comportamento, l’assunzione di responsabilità:
32. Tutti sono responsabili della propria libertà
39. Non deludere
Non solo:
30. Tutti hanno il diritto di avere fratelli, sorelle e parenti
Avere una famiglia è un diritto. Fare figli è una necessità non una libera scelta! Si favorisce così il popolamento della comunità attraverso la famiglia, cellula sociale fondamentale per l’esistenza stessa della comunità.
Nella Costituzione si riscontra anche una profonda umanità: la tolleranza verso le imperfezioni e le debolezze che caratterizzano l’essere umano, l’accettazione della difficoltà di convivere nel rispetto gli uni degli altri, tutti coinvolti in un medesimo contratto sociale. Si vedano a proposito gli articoli:
4. Tutti hanno il diritto di fare errori
33. Tutti devono poter piangere
e in particolare, nell’ambito della comunicazione:
24. Tutti hanno il diritto di non capire
(incomprensione passiva, quando si è destinatari di un messaggio)
34. Tutti hanno il diritto di essere fraintesi
(incomprensione attiva, quando si è emissari di un messaggio)
Allo stesso tempo viene riconosciuto più volte il diritto al “quieto vivere”, ad una vita tranquilla, senza il turbamento alimentato dalle ambizioni, dalla competizione tra i componenti di una società per l’affermazione personale ottenibile con ogni mezzo, per il successo perseguito ad ogni costo, per l’infusione di tutte le proprie energie nella carriera:
8. Tutti hanno il diritto di essere mediocri e sconosciuti 9. Tutti hanno il diritto di oziare
21. Tutti hanno il diritto di apprezzare la propria scarsa importanza
18. Tutti hanno il diritto di stare in silenzio
Finora si è parlato solo di diritti. E i doveri dove sono? Gli unici che troviamo sono alla fine, quasi messi lì per apporre un sigillo del testo.:
39. Non deludere
40. Non combattere
41. Non cedere
Il secondo, “non combattere”, data l’impostazione dell’intera costituzione, sembra da interpretare in senso strettamente militare o comunque legato ad un’azione di forza, anche perché:
20. Nessuno ha il diritto di usare violenza
Non sembra invece che non combattere significhi arrendersi alle eventualità, dato che il terzo “non cedere” può essere inteso si come lotta passiva, resistenza, ma presuppone un impegno attivo nel difendersi dalla causa del proprio cedimento, per affrontare con vigore l’ostacolo che dobbiamo superare, per non lasciarci sopraffare dal problema che dobbiamo risolvere.
Ci sono poi alcuni articoli che più di altri sottolineano il tono di tutto il testo. Ad esempio:
29. Nessuno può dividere ciò che non possiede
E’ un ovvietà ma non priva di ironia, soprattutto in relazione all’articolo 28. Si veda anche:
3. Tutti hanno il diritto di morire ma non è un obbligo
Per concludere non si può non citare il seguente articolo:
37. Tutti hanno il diritto di non avere diritti
Suona come la consacrazione stessa del diritto, la sua massima espressione. Siamo così liberi da poter rinunciare ai diritti e sottostare a che cosa, soltanto ai doveri?