Solvitur ambulanda
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domenica 18 settembre 2011

Odio gli indifferenti. Credo che "vivere vuol dire essere partigiani". Chi
vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è
abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli
indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma
opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i
programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si
ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede non è tanto dovuto
all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo
dei molti.
Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga,
quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare,
lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire
al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che
apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma
nessuno o pochi si domandano: "se avessi anch'io fatto il mio dovere, se
avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe
successo ciò che è successo?" Ma nessuno o pochi si fanno una colpa
della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio
e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal
male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
Odio gli indifferenti anche perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni
innocenti.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.


(Antonio Gramsci)

Ce l'ho sinceramente con chi vuole mettere in discussione lo strumento dello sciopero. Due settimane fa c'è stato lo sciopero della CGIL e ho sentito dire da qualcuno che manifestare non serve a nulla. Quindi, secondo questo punto di vista, si dovrebbe rinunciare a quello che forse è l'unico mezzo rimasto per dimostrare la propria rabbia, indignazione, frustrazione, per poter gridare il proprio "io non ci sto" e volere che le cose cambino, anzi, essere parte integrante di quel processo di cambiamento tanto sperato, l'unico mezzo rimasto per tentare di difendere i diritti, ogni giorno calpestati, dei lavoratori.
Per me ha ancora un senso dirsi partigiani al giorno d'oggi, nella triste Italia sprofondata nel berlusconismo, ed è per questo che ho voluto riprendere le parole di Gramsci, scritte nel 1917 ma sempre e comunque attualissime in riferimento alla situazione politica e sociale che stiamo vivendo.
Non ci sto e mi chiamo fuori da un popolo divenuto succubo, che non trova la forza di ribellarsi e che all'ultimo ha incaricato le donne a manifestare, all'incirca un milione, per dire che era ora di farla finita con questo regime carnevalesco e sessista-machista, e che sarebbe ora di tornare ad occuparci delle nostre quotidiane, più importanti ed impellenti preoccupazioni.
E ce l'ho con voi che, prima avete contribuito a far salire al potere quel personaggio che ci ritroviamo, poi adesso, che sentite che il vento inizia a tirare da un'altra parte, vi scagliate a parole contro di lui e lo criticate, ma non muovereste mai un dito per contribuire a cambiare le cose, gente senza idee, ideali, coscienza politica e una visione politica della realtà che sia degna di essere etichettata come "democratica" e all'insegna della pacifica convivenza civile multiculturale. Reazionari e xenofobi, non meritate nemmeno di dirvi cristiani, voi che vi riterreste tali - e ve lo dice uno che si dichiara agnostico.

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