Solvitur ambulanda
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domenica 4 settembre 2011

Lo spirito estone





“Un centinaio di anni fa alcuni aristocratici baltici, grandi viaggiatori, discussero su quale città, vista dal mare, fosse la più bella. C’erano tre candidate: Napoli, Rio de Janeiro e Tallinn. Anche se nell’ultimo decennio sono stati costruiti a Tallinn diversi palazzi di notevole altezza, il panorama della città, con le sue numerose torri e guglie in stile gotico e barocco, è intatto. La vista dal mare è forse l’opera d’arte più preziosa che la nostra città può offrire. Solamente il dipinto “La danza della morte” nella chiesa di San Nicola potrebbe farle concorrenza”
Juri Kuuskemaa, storico dell'arte



L’ Estonia è situata sulle rive orientali del Mar Baltico. Come i finlandesi, gli Estoni discendono dai popoli ugro-finnici. Un tempo i popoli ugro-finnici occupavano tutti i territori boscosi dell’Europa settentrionale e orientale, poi le grandi ondate migratorie dei Balti e degli Slavi assimilarono le popolazioni locali. Questo processo di assimilazione è durato praticamente fino ai giorni nostri, in quanto ancora nel corso di questo secolo abbiamo visto sparire sotto ai nostri occhi, popoli ugro-finnici come gli Ingri, i Voti e i Livi, questi ultimi assorbiti dai Lettoni.
Gli Estoni sono dunque ciò che resta di uno dei popoli sedentari più antichi del nostro continente, e sono fieri di essere aborigeni della propria terra, che hanno abitato per quasi diecimila anni. Avendo visto cedere all’assimilazione tanti altri popoli della loro stessa famiglia, gli Estoni, consci della propria identità, considerano un dovere mantenere vive una lingua e una cultura tanto antiche.
In cosa consiste, in particolare, la specificità di questo popolo, quali sono i tratti che lo distinguono dalle altre genti europee?
E’ evidente che nessuna etnia può considerarsi “pura”, e che non vi sono culture isolate; ad ogni genesi etnica partecipano molte differenti correnti, e nel suo farsi storico un popolo assorbe per secoli elementi appartenenti ad altre tradizioni. Così è avvenuto anche per gli Estoni che, per lo meno durante gli ultimi centocinquanta anni, hanno coscientemente formato e sviluppato propri rapporti culturali col resto dell’Europa.
Ciononostante, pur nei continui scambi con i vicini, gli Estoni hanno sempre attribuito una funzione essenziale alla lotta per la sopravvivenza in quanto popolo al mantenimento e allo sviluppo della lingua. Ecco perché sono particolarmente sensibili ai pericoli che minacciano la lingua, come la russificazione, cui si sono opposti negli ultimi decenni all’interno dell’impero sovietico. Per l’anima estone la principale virtù della nuova indipendenza è quella di avere allontanato questo pericolo, di avere prodotto nuove e migliori condizioni per proteggere la lingua e la cultura nazionali.
Gli Estoni sono fieri, inoltre, di possedere una delle raccolte di poesia popolare più imponenti d’Europa. Nel secolo scorso, quando la poesia popolare era ancora viva, il pastore Jakob Hurt organizzò in Estonia un’opera di raccolta di questi testi che vide la partecipazione non solo degli intellettuali, ma anche di moltissimi contadini e semplici cittadini.
La poesia popolare rivela che gli Estoni non sono mai stati un popolo guerriero. Le epopee storiche sono meno sviluppate nella cultura dei gruppi sedentari e coltivatori; non mancano invece le fantasie amorose, i canti sul lavoro o sui modi di vita.
L'epopea nazionale, il poema Kelevipoeg, scritto verso la metà del secolo scorso da Kreutzwald, presenta parti eroiche piuttosto artificiose, mentre riflette perfettamente la vita spirituale di un popolo contadino.
Tutto ciò viene confermato dalla storia recente; il processo che ha condotto all’indipendenza, alla liberazione dall’impero sovietico cui l’Estonia era stata annessa con la forza, si è svolto in modo del tutto pacifico ed è confluito in un movimento chiamato “la rivoluzione  cantata”. Una delle manifestazioni più stimolanti dello spirito nazionale, infatti, sono sempre state le Feste del canto, alle quali gli Estoni partecipano in modo spettacolare.
Un’altra differenza importante tra gli Estoni e molti altri popoli europei è che essi non hanno mai diviso il mondo in bianco e nero, la loro logica tradizionale non riposa su opposizioni. Gli antiche dèi estoni non erano particolarmente minacciosi, si poteva sempre arrivare ad un accordo con loro e talvolta anche prenderli in giro. Gli spiriti cattivi non erano affatto onnipotenti, piuttosto stupidi, ragion per cui una persona intelligente riusciva sempre a cavarsela e a riparare alle loro malefatte.
Il censimento del 1896 ci informa che il 96% degli estoni sapeva all'epoca leggere e scrivere, con una percentuale addirittura superiore per le donne che per gli uomini: in nessun'altra parte dell’Europa occidentale o dell’ex impero russo si ritrovano cifre così alte. Dall’evoluzione storica risulta che l’Estonia appartiene innanzitutto alla sfera culturale scandinava, nonostante dal Duecento i suoi governanti siano stati dapprima agli ordini religiosi - la cui lingua era il latino – e poi la classe dirigente locale che parlava tedesco. La lotta per la lingua e la cultura indigena cominciò verso la metà del secolo scorso, e il risultato del “risveglio nazionale” fu l’affermazione dell’identità estone, divenuta dominante
Oggi, in un’Estonia nuovamente indipendente, i venti del vario mondo non trovano più ostacoli; anzi, la funzione degli intellettuali sarà quella di vigilare attentamente per impedire che l’Estonia si lasci trascinare nell’orbita della malattia dilagante in Europa: l’americanizzazione. Il pericolo esiste ed è un rischio per questa popolazione completamente nuovo.
In ogni caso c’è un rimedio: essere aperti a tutto il mondo, imparare da tutti e fondere tutti gli apporti in una cultura specifica, organicamente adatta ai bisogni umani e piena di energie vitali.



Tallinn, capitale della Repubblica di Estonia, è una città dai tratti spiccatamente medioevali, sulla costa orientale del Mar Baltico. Nonostante un passato turbolento, caratterizzato da dominazioni straniere e guerre,  incendi e rivolte, la città è riuscita a conservare un centro storico intatto. Tallinn non è solo la capitale del Paese, ma anche importante nodo di comunicazioni e sede portuale.
Tallinn, è anche la città in cui risiede quasi metà della popolazione dell’intero Paese. L’ultimo censimento (marzo 2008) registrava poco più di 403.000 abitanti all’anagrafe cittadino. Tallinn fa registrare uno strano primato. Tra le capitali europee è quella con la più alta percentuale di abitanti non appartenenti all’Unione Europea: quasi il 30%! Questo fenomeno demografico è dovuto al fatto che dopo il raggiungimento dell’indipendenza, molti russi sono rimasti senza però ottenere la cittadinanza estone.
Tallinn è anche una degna capitale dal punto di vista culturale. Molti i teatri, i musei e le sale da concerto.
Ovunque si percepisce un’aria di profondo rinnovamento, che si manifesta in una effervescente  vitalità edilizia. Il volto di Tallinn negli ultimi dieci anni è cambiato a ritmi impressionanti.
La Città Vecchia di Tallinn ricopre solo una piccola parte della capitale estone, ma racchiude nelle sue viuzze le maggiori attrazioni di natura sia turistica che culturale. Entrata a far parte nel 1997 del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è circondata da un’antica cinta muraria e si estende ai piedi della Collina di Toompea, sede, tra l’altro, del Parlamento Estone.
Il centro geografico della Città Vecchia corrisponde alla Piazza del Municipio (Raekoja Platz). Qui si trova anche la Farmacia del Municipio, una delle più antiche d’Europa risalente al lontano 1422.
Scendendo lungo la Vene (l’antica via dei mercanti russi) troviamo una deliziosa viuzza conosciuta come il Passaggio di Caterina (Katariina Kaik), uno dei luoghi più suggestivi e romantici di tutta la Città Vecchia. Uno scorcio di medioevo assolutamente da vedere.
La Pikk (Via lunga) era la porta al mare dalla Città Vecchia. E’ fiancheggiata dalle abitazioni in stile medioevale della borghesia mercantile di origine tedesca. Alcune risalgono al XV secolo.
La Porta di Viru e la torre denominata Margherita la Grassa segnano lo sbocco verso il mare della Città Vecchia. La costruzione della torre risale al 1520 ed è la più imponente di tutta la cinta muraria. Le pareti raggiungono in alcuni punti lo spessore di sei metri. Venne restaurata nel 1978 ed oggi ospita Il Museo Marittimo Estone.
La collina di Toompea sorge su un altipiano calcareo sul lato sud orientale della Città Vecchia. A Toompea si trova forse la più bella torre difensiva di Tallinn chiamata Kiek in de Kok (dal basso tedesco “sbirciare in cucina”). Costruita nel 1475, alta poco meno di 40 metri, era un validissimo e strategico punto di osservazione per i soldati. Oggi è sede di un museo che ripercorre alcune delle tappe più significative della storia di Tallinn.
Toompea offre ai turisti diversi punti panoramici con vista sulla Città Vecchia e oltre, fino al porto. Ideale per fare fotografie e per riprese.
Ad est della Città Vecchia, la maggior attrazione turistica è sicuramente il Parco di Kadriorg (la “valle di Caterina”) con all’interno il bellissimo Palazzo di Kadriorg. L’area verde di oltre un chilometro, con alberi di castagno e querce è frequentata da abitanti e turisti prevalentemente in estate, ma è molto suggestiva anche in autunno sotto il profilo cromatico. Il Palazzo di Kadriorg in stile barocco venne costruito nel  1718 per volere di Pietro il Grande  in onore della moglie Caterina e progettato dall’architetto italiano Nicolò Michetti. Al suo interno, nelle sue importanti sale si trovano dipinti di artisti italiani, tedeschi e olandesi, porcellane e sculture per un totale di quasi mille opere. Il lungomare di Pirita Tee è una lunga strada costiera di circa quattro km che guarda verso il Golfo di Finlandia. Ideale per camminate, per fare jogging o pedalate, prosegue poi nella Spiaggia di Pirita.
Ad ovest della Città Vecchia  troviamo la località Rocca Al Mare, dove si trova un museo a cielo aperto che ricostruisce la vita agreste in Estonia fino alla fine del XIX sec., con ricostruzioni di case (oltre una settantina) e situazioni di vita quotidiana. Il museo si estende su una superficie di oltre 80 ettari e deve il nome al proprietario che possedeva il terreno originariamente.




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