Solvitur ambulanda
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domenica 11 settembre 2011






Mi ritengo brutalmente offeso quando sento dire da persone senza nemmeno una punta di adeguata preparazione culturale e letteraria che Kafka era una personalità disturbata. Si liquida in fretta e furia e si disconosce l'opera di questo autore. E' pur vero che "La metamorfosi" è un racconto sconvolgente, però, data la sua assoluta originalità per l'epoca, è da considerarsi un assoluto capolavoro. E il mio intento in questa sede è quello di tentare di spiegare il racconto de "La metamorfosi" e Kafka, con l'auspicio che magari, alla fine, questo autore e la sua opera, visti con un'ottica diversa e finalmente cambiata, possano essere apprezzati un pochino di più.

Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto. Era disteso sul dorso duro come una corazza e, se sollevava un poco il capo scorgeva il proprio ventre convesso, bruno, diviso da indurimenti arcuati, sulla cui sommità la coperta, sul punto di scivolare del tutto, si tratteneva ancora a stento. Le numerose zampe, miserevolmente sottili in confronto alle dimensioni del corpo, gli tremolavano incerte dinanzi agli occhi. "Cosa mi è successo?" pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza da essere umano, soltanto un po' più piccola, stava tranquilla fra le quattro familiari pareti. Sopra il tavolo - sul quale, tolto dalla valigetta, era sparso un campionario di tessuti (Samsa era commesso viaggiatore) - era appeso un ritratto che di recente egli aveva tagliato da una rivista illustrata e messo in una graziosa cornice dorata. Raffigurava una signora che, in cappello e stola di pelliccia, sedeva eretta e tendeva all'osservatore un pesante manicotto di pelliccia in cui era scomparso l'intero avambraccio [...]

Tutto accade così, per caso, senza una logica precisa, senza una razionalità. Semplicemente, succede. Un giorno Gregor si sveglia e scopre di essere diventato un enorme insetto. L’irreale irrompe nella realtà e la stanza in cui si rifugia l’insetto diventa una metafora dell’esistenza.
Franz Kafka fa emergere lucidamente la dimensione dell’ assurdo, del non senso, del non riuscire a cogliere le direttrici attraverso cui la realtà, spesso inspiegabile e imprevedibile, si sviluppa.
L’idea che una mattina ci si possa svegliare e ritrovarsi insetto è di per sé geniale. La metamorfosi, però, è anche altro. Questo breve racconto presenta spunti molto interessanti.
Anzitutto c’è un personaggio, Gregor Samsa, che vive una trasformazione innaturale, drammatica, da incubo. E continua, per i diversi mesi che lo vedranno sopravvivere in quelle condizioni, a pensare a quotidianità come il lavoro, il denaro, la casa, la famiglia da mantenere. Quasi fosse un prevedibile incidente di percorso quello che gli è capitato. Gregor, da insetto, conserva inalterata la sua mente umana, la logica, i sentimenti e le sue angosce imprigionate nella nuova, orrenda fisicità.
Particolarmente efficace è anche la descrizione della famiglia al centro della vicenda narrata. Gli obblighi del protagonista verso genitori e sorella rendono l’atmosfera asfissiante già prima della metamorfosi. Gregor Samsa vive una condizione paralizzante quando ancora dispone del pieno possesso delle sue caratteristiche umane.
I familiari, dinanzi a quel fenomeno terribile e impensabile, si chiudono atterriti in sé stessi e alla fine si identificheranno mentalmente con l'insetto. Pertanto abbiamo il protagonista che, divenuto insetto, conserva la sua mente umana, mentre la famiglia, pur consevando la sua fisicità, smarrisce la mente e regredisce allo stadio dell'animalità.

In realtà, una logica c’è, è una delle chiavi di lettura di questo romanzo ed è la storia che si cela dietro questo racconto, che altro non sarebbe se non una trasposizione figurativa della vita dello stesso autore. Un primo indizio di tutto ciò sta proprio nel nome del protagonista: Gregor Samsa, un nome che non è altro che il crittogramma di Kafka (dove la S e la M stanno al posto della K e della F). Ma la trasposizione si vede anche leggendo la vita dell’autore. Una vita segnata dalla tubercolosi. Un’esistenza amara che spinge lo stesso autore a rifugiarsi in un’armatura invisibile fatta di indifferenza e distacco.

La metamorfosi in questo caso avviene ravvicinando il protagonista allo stadio animalesco da cui il nostro genere proviene, ma, secondo la seconda chiave di lettura di questo racconto, può essere trasposta nella regressione, anche culturale, che coinvolge la società e la maggior parte dei suoi membri. Una società regredisce quando si schiaccia sul presente, quando vive solo l'attimo, quando si annulla l'amore per il prossimo in luogo dell'amore egolatrico per sé, che diventa preponderante, riducendo ad egoismo ogni atto della vita. Forse Kafka presentiva che era in atto l'emergere del fenomeno della dimensione animalesca su base collettiva. L'io della società si rattrappisce. Con l'emergere, su base collettiva, della dimensione animalesca, si può affermare che fosse in atto un mutamento antropologico, quindi una metamorfosi, in un'epoca da poco uscita dal diciannovesimo secolo, appena entrata nel primo conflitto mondiale, che da lì a poco avrebbe esperito il dilagare dei fascismi in Europa e l'avvento di una seconda guerra mondiale.

Il regista spagnolo Carlos Atanes ne ha fatto un cortometraggio dal titolo The metamorphosis of Franz Kafka. Da notare, in quest’ultimo titolo, l’uso di “of” e non di “by”, a significare proprio il doppio senso biografico e letterario.
Questo cortometraggio è un libero adattamento del racconto, infatti il regista ha preso la decisione di non limitarsi troppo al testo, sfruttando, ad esempio, una magnifica location rappresentata da una biblioteca con più di 60.000 volumi e infarcendo la storia di riferimenti e allusioni alla vita privata e familiare dell'autore, specialmente riguardo ad Hermann Kafka, il padre, con il quale Franz ebbe sempre un rapporto molto complicato. Quindi c'è un identificarsi tra la famiglia della fiction (i Samsa) e la famiglia della realtà (i Kafka), con sullo sfondo i primissimi eventi che fanno presagire l'avvento del nazionalsocialismo in Europa Centrale, regime che Kafka non fece in tempo a conoscere, ma che anni dopo distrusse la sua famiglia.




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