La crisi ha messo in dubbio il modello di sistema. Ci sono paesi che hanno avuto gravi responsabilità nel creare questa crisi. Alcune politiche, a lungo difese dai mercati finanziari e dalle istituzioni finanziarie internazionali, hanno contribuito alla diffusione della crisi in tutto il mondo. Ora si è giunti a dubitare del fatto che i mercati abbiano la capacità di autoregolarsi. I mercati finanziari stanno spingendo per un ritorno alle vecchie maniere e in una situazione di elevato debito pubblico si tagliano i servizi essenziali per i lavoratori. In un mondo segnato da elevati livelli di disoccupazione, le politiche di austerità pretese dai mercati porteranno a livelli di disoccupazione ancora maggiori e questo, a sua volta, provocherà una pressione verso il basso sui salari.
C'è una cecità di natura politica che porta in tempi come questi a tagliare sulla spesa sociale. Ma ci sono politiche che possono migliorare l'efficienza dell'economia e promuovere una crescita di lungo periodo. Costringere le imprese a pagare i costi che impongono all'ambiente, ad esempio. La regolamentazione ambientale porterebbe ad un'aria più respirabile e ad un'acqua più sicura. Tassando le attività cattive invece delle buone (come il lavoro e i risparmi) si genera reddito e si aumenta l'efficienza. I titoli finanziari tossici americani hanno inquinato l'economia globale e hanno imposto costi enormi sulle spalle di altri. Esiste un'ampia gamma di imposte sul settore finanziario che potrebbero generare un ammontare considerevole di entrate fiscali e portare ad un'economia più stabile. Le tasse sui derivati del petrolio e sulle attività che provocano emissioni di anidrire carbonica potrebbero incrementare l'efficienza energetica, fornendo le risorse per ridurre il deficit pubblico.
Il consolidamento fiscale non deve pesare sulle spalle di chi ha sempre sofferto per il malfunzionamento del sistema, ma piuttosto sulle spalle di chi ha beneficiato di questo malfunzionamento di sistema. Il sistema economico è governato da un insieme di regole che favorisce alcuni giovcatori alle spese di altri. Negli ultimi 30 anni siamo stati influenzati dall'idea che si dovevano attuare regole che interferissero il meno possibile con i mercati. Cio che i sostenitori della deregolamentazione e del libero mercato hanno creato è stato un sistema che potrebbe essere chiamato "surrogato" del capitalismo, il cui elemento essenziale è sempre stato dato dalla socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei guadagni. Questo surrogato è strettamente legato al capitalismo delle grandi imprese sostenuto e promosso dai repubblicani americani. E chi paga i regali fatti alle aziende sono sempre i cittadini più vulnerabili - consumatori e/o contribuenti - attraverso la tassazione o l'aumento dei prezzi dei beni acquistati.
Quattro anni dopo l'esplosione della bolla speculativa americana sul mercato immobiliare, che ha trascinato nel baratro l'economia globale, il prezzo dei misfatti non è ancora stato pagato. La produzione rimane ben al di sotto del suo potenziale in molti paesi industrializzati e alle perdite va sommata la cattiva gestione del rischio prima della crisi. A parte i periodi di guerra, nessun governo è stato mai responsabile di perdite così ingenti come quelle causate dalla cattiva condotta del settore finanziario.
Ogni società si dovrebbe fondare su un senso di coesione sociale e di fiducia , su un senso di equità. La crisi ha spazzato via il contratto sociale e tutti gli elementi che garantiscono il corretto funzionamento di una società, con le banche che, attuando pratiche ingannevoli e sostenendo che prendere delle precauzioni era responsabilità di altri, si sono rese responsabili di perdite di miliardi. E sembra che i governi, invece di correggere le iniquità, vogliono mantenerle.
Quel che è peggio è che è stato chiesto ai cittadini di subire politiche di austerità, maggiore disoccupazione e tagli ai servizi pubblici per pagare i debiti generati dal cattivo comportamento della finanza e per proteggere i grandi azionisti e i possessori di titoli delle banche.
Bisogna introdurre regole rigide ma buone e bisogna ristabilire un senso di equilibrio. Il settore finanziario dovrebbe servire l'economia, non viceversa.
Oggi abbiamo lo stesso capitale umano e fisico che avevamo prima della crisi. Non c'è ragione nel continuare a sottoutilizzare le risorse. L'alternativa è possibile, ci sono politiche economiche che possono aumentare l'uguaglianza, l'occupazione e i salari. La moderna tecnologia ha la capacità di accrescere il benessere di tutti i cittadini, ma vediamo come, invece, si è creata un'economia in cui la maggior parte dei cittadini vede peggiorare la propria condizione anno dopo anno.
Le sfide che i governi, le società e le economie devono affrontare sono enormi. Siamo sull'orlo del baratro.
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Uniti nelle nostre diversità, uniti per il cambiamento globale, dobbiamo chiedere una democrazia globale, un cambio di regime. Il G8 deve essere sostituito dall'umanità intera. Le istituzioni non democratiche a livello globale devono essere il nostro nemico: il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, le banche multinazionali, il G8, il G20. Non bisogna più permettere a queste istituzioni di continuare a gestire le nostre vite senza il nostro consenso.
Nasciamo tutti uguali. Se le istituzioni internazionali non riflettono questo devono essere abbattute. Forze globali influenzano la nostra vita: il nostro lavoro, la nostra salute, il nostro diritto alla casa, la nostra educazione e le nostre pensioni. L'ambiente è distrutto dall'inquinamento. Il mondo è disseminato da guerre internazionali e vigono il traffico internazionale di armi, della droga e delle risorse naturali. Stiamo perdendo il controllo sulle nostre vite. Questo deve finire, perché i cittadini del mondo si devono riprendere il controllo sulle decisioni che li riguardano e li influenzano a tutti i livelli, dal globale al locale.
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C'è un termine che si sente pronunciare spesso in televisione: bailout. Significa "salvataggio" di qualcuno, nel nostro caso di banche e imprese in difficoltà. Si realizza fornendo abbondante liquidità a chi è in bancarotta o sta per andarci. Negli Stati Uniti il salvagente sappiamo che è stato lanciato 3 anni fa per salvare le grandi imprese automobilistiche e le banche con erogazioni a fondo perduto e prestiti a tassi ridicoli o addirittura a tasso zero. Il sistema finanziario nell'immediato è stato salvato. Il problema però è che le enormi risorse spese dagli stati per il salvataggio delle banche devono essere rimborsati e hanno creato dissesti nei conti pubblici ai quali ora i governi pongono rimedio con misure restrittive che colpiscono i ceti più deboli.
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Ci siamo resi conto che non viviamo nel migliore dei mondi possibili e pertanto dobbiamo ritenerci autorizzati a considerare delle alternative.
Hanno detto che siamo violenti. Ebbene, noi ci consideriamo violenti come il Mahatma Gandhi. Ci consideriamo violenti perché vogliamo cambiare l'attuale corso delle cose. E cos'è la nostra violenza puramente simbolica paragonata alla violenza messa in atto per sostenere il funzionamento del sistema capitalista mondiale?
Hanno detto che siamo dei perdenti, ma i veri perdenti sono quelli che a Wall Street hanno dovuto essere soccorsi da centinaia di miliardi di denaro.
Noi teniamo al bene comune, alla natura e alla conoscenza minacciate dal sistema.
Hanno detto che siamo dei sognatori, ma i sognatori sono coloro che pensano che le cose possano andare avanti indefinitamente così. Non siamo dei sognatori, bensì rappresentiamo il risveglio da quello che non è un sogno, è un incubo.
Non distruggiamo nulla, ma dimostriamo come il sistema si stia gradualmente distruggendo da solo.
Ci dicono che non si può difendere il vecchio Stato sociale, perché non ci renderebbe competitivi, oppure ci dicono semplicemente che "bisogna fare così" e basta. Ma è venuto il momento di capovolgere le coordinate.

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