Assistiamo alla ricomparsa in società di termini quali bisogno, giustizia sociale, imperialismo capitalista. Tutti termini che erano stati cancellati con la caduta del Muro di Berlino e che invece oggi tornano ad apparire non solo nei cortei dei lavoratori, ma anche nei mezzi di comunicazione.
Sarò sempre persuaso del fatto che il comunismo, pur sconfitto nella sua forma materiale in cui si era concretizzato nel Novecento, non ha però ancora smarrito il senso profondo che determina la sua esistenza e che lo ha reso in ogni caso sempre adatto a determinare il futuro dell’umanità. E se la borghesia ha impiegato centinaia d’anni per imporre il proprio dominio (divorando poi velocemente fraternità, uguaglianza e libertà), al riscatto del comunismo certo potrebbero essere concesse in futuro altre prove di realizzazione, che oltrepassino i confini temporali del XX secolo per renderlo un neocomunismo del XXI secolo adattato e adattabile alle nuove sfide che ci impongono le congiunture e il mondo d'oggi.
In realtà oggi Marx è tornato così tanto d’attualità perché mai erano venute meno le ragioni che supportavano la sua teoria, perché il tardocapitalismo porta comunque dentro di sé i germi della propria crisi e della propria autodistruzione. Cosicché l’unica speranza di sopravvivenza della specie umana è in un suo superamento, pena la propria estinzione, in un mondo logorato ed avvelenato dall’arroganza di un sistema economico che è come un corpo morente tenuto forzatamente in vita.
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L'atteggiamento più corretto credo che sia quello di credere veramente a coloro che fanno ciò che dicono e non quello di dimostrare alle altre popolazioni di saper fare grandi discorsi di solidarietà, i quali infine non si concretizzeranno mai.

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