Solvitur ambulanda
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giovedì 29 marzo 2012

Essere o apparire?

Uno dei più grandi problemi sociali e culturali del nostro tempo, in misura maggiore che in passato è quello relativo “all’apparire e all’essere”.
Nella realtà l’apparire implica: l’aspetto esteriore, unitamente alla personalità esibita dagli individui. Entrambi sono valori di cui ben sappiamo sono dubitabili: l’aspetto esteriore coinvolge tutta una serie di concetti oltre allo stesso paradigma fisico, come gli abiti, le credenziali, status sociale ecc…e la personalità che viene opportunatamente esibita da ogni individuo, la quale si matura psicologicamente in una scelta di manifestare sé stessi, implicando due condizioni essenziali: l’aspetto è il significato di me stesso che esibisco nell’immagine, la seconda è il mio lato interiore che voglio far trasparire di me. E’ facile intuire per esperienza quotidiana di ognuno di noi, come questi aspetti possono essere effimeri, deboli e spesse volte insignificanti. Una persona ci delude? E’ perché la credevamo diversa, ma essa fino a quel momento non ci aveva mostrato i suoi lati nascosti. Oppure il suo status sociale, il suo aspetto mi avevano dato una certa idea, ma poi invece era tutt’altra. E’ innegabile quanto siano numerose queste vicende nella vita di ognuno di noi, tuttavia è altrettanto verosimile come questi due valori seppur effimeri, sono in realtà limitati nella valutazione di una persona, ma frequentemente incidono notevolmente nei rapporti umani e sociali.
Gran parte del mondo si muove in virtù di questi due aspetti nonostante essi sono falsificabili, ed andando ancora più a fondo si può dire che gran parte delle persone non vivono assolutamente mostrando il proprio essere, quello autentico di sé stessi. Si potrebbero tracciare un infinità di esempi in merito, ma essendo ognuno di noi una cellula di un organismo molto più vasto che è l’umanità circostante, per quanto integerrimi è innegabile che gli altri producono un influsso in noi stessi, che sia negativo e positivo, almeno quanto noi influiamo su tutti gli altri.
La società moderna impone uno status e degli standard, ed ecco che orde di persone la inseguono, mentre non se ne rendono neanche conto, ciò perché gran parte dei rapporti sono dominati sull’apparire. Ciò ha portato innegabilmente ad un mondo che privilegia l’apparire in modo smisurato sull’essere che è rimasto sino ad oggi una terra di nessuno, poco importante e come si crede erroneamente persino non espandibile.
 L’essere quindi, è un qualcosa di profondamente diverso, l’essere è come siamo veramente, nel profondo, cosa e come pensiamo, è la parte di noi stessi con la quale dialoghiamo interiormente, ma essa raramente è mai esposta nella sua completezza, ciò perché spesso l’essere può collidere severamente con l’apparire.
 Tutti i pregiudizi, contrasti, divisioni, nascono da questo stato di cose, da un apparire effimero che crediamo infine costituisca l’essenza di un individuo, piuttosto che nella verità dell’essere ossia di come un determinato individuo è realmente. Ciò comporta inevitabilmente a credere all’esistenza di individui che ci circondano che in verità non sono come crediamo, essi possono essere molto migliori o molto peggiori, non importa al momento questa considerazione, ma l’importante è che ci siamo circondati di fantasmi e noi stessi finiamo per essere uno spettro in mezzo a molti altri. Tizio ha delle credenziali, dice determinate cose, appare potente (per citare un esempio) e mi convinco che egli stia nel giusto, mentre in realtà il suo essere è completamente sbagliato ma a me sconosciuto.
Il contrasto tra l’essere e l’apparire, è ciò che porta l’umanità moderna a commettere gli stessi errori del passato, nulla ancora oggi è cambiato.

Tutto pare fatto per apparire e quello che appare è destinato a essere visto, sentito, gustato, odorato. L'uomo sembra essere il centro di questa rappresentazione: egli ne è il primo spettatore e, nel contempo, l'interprete principale.
Apparire significa mostrarsi agli altri e questo vuol dire avere o cercare spettatori: esibirsi, mostrarsi, recitare, essere individuati e percepiti e, dunque, essere accettati, ammessi, legittimati al bisogno d'amore e al suo appagamento. Così inizia quel lungo e doloroso percorso dell’apparire che conduce al travestimento per la recita di un copione. La vita, pur essendo continuamente mobile, per un destino burlone tende a calarsi in una «forma» in cui resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire per assumere nuove forme, senza mai trovare pace.
Inseriti in un determinato contesto o società, a noi stessi assegniamo una maschera, obbligandoci a muoverci secondo schemi ben definiti che accettiamo o per pigrizia o per convenienza senza avere mai il coraggio di rifiutarli, anche quando contrastano con la nostra natura. Sotto la maschera il nostro spirito freme per la sua continua mutabilità, ma ci freniamo sia per non urtare contro i pregiudizi della società, sia per la nostra tranquillità, perché, nel mondo mutevole ed enigmatico in cui viviamo, quella nostra «forma», o maschera fissa, è l’unico punto fermo al quale ci aggrappiamo disperatamente per non essere travolti dalla tempesta.

Il problema dell’essere o apparire, inteso come le modalità dell’animo e la voglia di fare apparire queste in modo diverso dalla verità con lo scopo di affermarsi nella società, e forse un modo di pensare consumistico che è dato dall’eguaglianza “io sono = ciò che ho e ciò che consumo”.

Scrivo queste poche considerazioni perché penso che la maggior parte delle persone con cui ho a che fare quotidianamente - al di fuori della cerchia dei miei amici - sia succube dell'apparire in luogo dell'essere e io stesso forse in questi ultimi anni mi sono posto agli occhi di queste persone in un modo che ora ritengo sbagliato, perché ho convogliato di me l'immagine di una persona semplice, un po' sfigata e di "fibra tenera". OK ad essere buoni, ma coglioni mai.
Sono innamorato di una ragazza che è uscita recentemente da una pluriennale storia di convivenza ed è ancora legata a lui con il pensiero, molto probabilmente è un legame più con il sentimento di affetto che ancora prova che il sentirsi ancora legata alla persona stessa, o forse è un innamoramento dovuto alla fisicità, all'aspetto e al modo di porsi di questa persona. Se la seconda ipotesi fosse vera mi viene da domandarmi da cosa questo sentimento sia realmente sostanziato e poi, quando un giorno la di lui bellezza sfiorirà, che cosa rimarra?
Dico a questa ragazza di non rimanere innamorata della sua bellezza perchè quella un giorno appassirà. Spero un giorno che ella potrà innamorarsi della mia semplicità, dei miei modi di fare, del modo in cui  riesco a far sorridere la gente. Innamorati di ciò che ho dentro di me, perchè quello non cambierà e non sfiorirà con il passare degli anni! Innamorati delle mie gioie, delle mie pazzie. Innamorati anche delle mie lacrime. Innamorati. L'aspetto non è tutto, innamorati di ciò che ho nel cuore!

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